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“I cittadini non hanno ancora le idee chiare”

Eliano Bassi, coordinatore del Cap di Manzano che serve i comuni di Buttrio, Premariacco, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo e Manzano, per una platea di oltre 24 mila abitanti

“I cittadini non hanno ancora le idee chiare”

“Secondo me quello che davvero ancora manca ai Centri di assistenza primaria è un’idea precisa di quello che queste strutture debbano essere e di quali servizi possano offrire davvero ai cittadini”. A parlare così è Eliano Bassi, coordinatore del Cap di Manzano che serve i comuni di Buttrio, Premariacco, San Giovanni al Natisone, Corno di Rosazzo e Manzano, per una platea di oltre 24 mila abitanti.
“Il punto focale è che nei Cap si trattano i pazienti con patologie croniche e che vi si accede su indicazione del proprio medico – racconta Bassi –. A Manzano abbiamo aperto questo servizio da poco più di un anno e i margini di miglioramento ci sono ancora. Ma offrire un servizio non standardizzato, bensì calibrato sulle necessità dell’area e con riferimento specifico alle patologie croniche resta un grande passo avanti nella gestione sanitaria. Posso portare come esempio la realtà del Cap di Manzano, che conosco bene. Mi piace definirla una ‘struttura allargata’ in cui operano un diabetologo, un cardiologo, uno pneumologo e un chirurgo vascolare. Con questi collaborano medici di medicina generale già coordinati nella sanità di gruppo. In dotazione ci sono strumenti di base: un ecografo, un elettrocardiografo, uno spirometro, oltre ad apparecchi per misurare la pressione. Gli orari di apertura coprono 12 ore al giorno nei feriali, poi subentra quella che oggi si chiama ‘continuità assistenziale’ e che è comunemente nota come ‘guardia medica’. Ma attenzione: il Cap non è la fotocopia di un ambulatorio medico generale. In esso operano diversi i medici che lavorano in sinergia. Faccio un esempio. Un paziente con diabete che ha bisogno di una visita dallo specialista, viene indirizzato al Cap dal suo stesso medico di famiglia. Lì sarà visitato da un diabetologo e dal suo medico, congiuntamente, in modo che diagnosi, prognosi e terapia siano condivise. Ritengo che sia un grande vantaggio per il paziente”.  

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