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Cimpello-Sequals, la strada killer, un incubo lungo vent’anni

Inaugurata nel 1998, l’arteria doveva essere il preludio a un’autostrada fino a Gemona. In due decenni ha stroncato parecchie vite

Cimpello-Sequals, la strada killer, un incubo lungo vent’anni

Una strada incompiuta che continua a fare vittime. La Cimpello-Sequals, nata come tratto preliminare di un’autostrada che sarebbe dovuta arrivare a Gemona, continua a essere uno dei tratti stradali più pericolosi del Friuli Occidentale. Di certo quello che ha fato più morti. Inaugurata vent’anni fa, nel 1998, l’arteria che collega l’uscita di Cimpello della A28 al paese di Primo Carnera, si è (troppo) spesso sporcata di sangue. Con due corsie e un limite di 90 chilometri orari, di autostrada non ha nulla, se non la velocità con la quale sfrecciano alcune auto, che sarebbero in contravvenzione perfino sulla A4.

E' l’unica alternativa per raggiungere in modo rapido la parte alta dell’ex provincia
Ma è innegabile che questa sia una strada molto comoda - di fatto l’unica - per raggiungere la parte a nord del Friuli Occidentale. Senza di essa, infatti, auto e camion dovrebbero percorrere un tracciato ben più lungo – in termini di chilometri e di tempo – per arrivare alle tante attività che passano per Zoppola, San Giorgio della Richinvelda, Spilimbergo, fino a Sequals.  E quando si verificano gli incidenti, spesso sono scontri frontali, quasi sempre con esito mortale. L’ultimo, il 10 gennaio, quando a perdere la vita è stato un 38enne di Maniago, Gliano Canderan. In relazione a quest'ultimo incidente, la Procura di Pordenone ha aperto un fascicolo per omicidio stradale a carico del conducente del furgone, G.S.C, 25 anni, di nazionalità indiana, e G.M. 76 anni di Cordenons alla guida del Fiat 16 coinvolta nello scontro.


Ma avvolgendo all’indietro il nastro fino al 1998, la conta dei morti è vertiginosa. Un mese fa, a dicembre del 2017 è morto Fabio Zilli, 35enne di Maniago. A marzo dello stesso anno, uno schianto ha interrotto l’esistenza di tre persone: i cordenonesi Cristiano Di Paoloantonio, di 45 anni, la moglie Jamir Temjenlenmla e Florindo Carrer di Cessalto, ma di origini pordenonesi. Nel settembre del 2016 a perdere la vita è stato Luca Milani, 51enne di Pordenone.

Cittadini e amministratori chiedono più controlli e autovelox fissi
Anche nel maggio del 2015 la morte irrompe sulla superstrada portandosi via Giorgio Tomasi, 39enne di Rive d’Arcano e Claudio Casetta, 56enne pordenonese. A luglio dello stesso anno tocca anche a un ciclista, Giancarlo Gaspardo, 64 anni di Fiume Veneto, travolto da un’auto. Stesso destino per Daniel Calasso, originario della provincia di Brindisi, a novembre 2014 e per l’avvocato Fabio Pes, 60 anni, spilimberghese, morto nel dicembre del 2013.  In precedenza l’asfalto si era tinto di rosso anche nell’aprile del 2010, con la morte di Clemente Chiarotto, 48enne di Casarsa, e nel dicembre del 2004, quando a perdere la vita era stato Mario Narduzzi, allora vicesindaco di Colloredo di Monte Albano. Ancor prima, a settembre e ad aprile del 2000 il beffardo destino si prese Fabrizio Paolin, 37enne di Bannia e Beppino Silverio, 52enne di Treppo Carnico.


Una macabra sequenza che negli anni è andata intensificandosi.  Più volte, cittadini e amministratori hanno chiesto il pugno di ferro da parte delle forze dell’ordine. La richiesta di autovelox fissi è sempre caduta nel vuoto. Al massimo qualche multa o patenti ritirate, come nell’aprile dello scorso anno, quando un motociclista venne pizzicato all’incredibile velocità di 193 chilometri orari. Basta per rendere l’idea di quanto quel tratto di strada sia letale?

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