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Dopo la tempesta resta solo il degrado

UDINE - A quasi quattro mesi dal fortunale che il 10 agosto ha sconvolto il Friuli, molte vie del capoluogo attendono ancora l’intervento di ripristino

Dopo la tempesta resta solo il degrado

Si era detto, in quelle prime ore di conta dei danni del 10 agosto, quando ancora gli alberi bloccavano le strade e si raccoglievano tegole e calcinacci, che ci sarebbe voluto tempo per tornare alla normalità. Lo avevano detto in coro la presidente della Regione, Debora Serracchiani, appena chiesto lo stato di calamità naturale, e l’assessore al Verde pubblico di Udine, Enrico Pizza. E nonostante la macchina organizzativa della Protezione civile e la tanta buona volontà di chi, armato di motosega o di rastrello, ha ripulito strade e tagliato i tanti alberi caduti, la pessimista predizione si è avverata.

A mesi di distanza, in alcune zone periferiche della città si trovano ancora alberi abbattuti, mentre le aiuole e i marciapiedi portano ancora i segni della tempesta con i ceppi e le radici sollevate. E’ il caso, ad esempio, della zona del Polo Scientifico dell’Università di Udine, dove in questi giorni è in corso il taglio di rami pericolanti, mentre altri alberi, anche grandi, rimangono ancora riversi a terra. In via Bernardinis invece, come anche in via Planis, rimangono radici scoperte di alberi abbattuti e poi recisi, a monito dei danni di quel dieci agosto. In più punti però le radici hanno sollevato anche il porfido, danneggiando i marciapiedi e l’asfalto delle strade. Nella stessa via anche una recinzione porta i segni di quel giorno, quando un albero le rovinò addosso, collassando all’interno di un giardino e infilandosi nello spazio tra due case, evitandole entrambe di un soffio.


Anche il polmone di Udine, il Parco del Cormor, ha perso parte del suo respiro verde quel giorno, con decine di alberi abbattuti dalla furia del vento, che solo per caso non hanno causato danni alle costruzioni o feriti. Lo stesso è accaduto nell’area verde tra via Chiusaforte e via Colugna, da dove decolla l’elicottero del 118. Nell’area tantissimi abeti e pini sono crollati, danneggiando la recinzione che delimita l’area e le auto in sosta sulla strada. La recinzione è tuttora abbattuta in più punti e la coltre verde che impediva la vista sulla piazzola di decollo è solo un ricordo, sostituita da uno spazio vuoto dove ancora permane il profumo della resina.


Lo si era detto già in quelle prime ore, ci vorrà del tempo. E 134 milioni di danni hanno sicuramente lasciato il segno, segno che però serva sicuramente da lezione, per non farsi più trovare impreparati e non affidarsi unicamente alla buona volontà dei friulani.

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