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Furti in casa unico reato in aumento

Le incursioni sono in ripresa nella nostra regione dopo due anni di calo

Furti in casa unico reato in aumento

Si fa un gran parlare di sicurezza, a tutti i livelli, ma spesso a guidare il dibattito, più della conoscenza dei dati, pare essere la percezione di cosa sta avvenendo. E’ vero o meno che siamo meno sicuri rispetto al passato, che subiamo più furti e in generale reati predatori, che la criminalità è alimentata senza sosta da un flusso incontrollato di immigrati? I dati parrebbero dimostrare il contrario, ma oltre ad analizzare le statistiche italiane abbiamo la possibilità di metterle a confronto con quelle di altre nazioni europee, in particolare i vicini di casa. La fonte di queste cifre è accreditata perché sia i numeri italiani, sia quelli europei (pubblicati dall’istituto di statistica dell’Ue, Eurostat) provengono dai rispettivi ministeri competenti.

Partiamo subito dalla situazione nostrana per poi cercare di paragonarla a quelle di Austria, Slovenia e Croazia, in buona sostanza i Paesi europei confinanti o quanto meno più vicini.

Nel 2017 i furti commessi in Fvg sono stati 16.229, dei quali quasi 3.400 in abitazione. Gli scippi sono stati 77, mentre i borseggi, ovvero il furto con destrezza hanno toccato quota 2.018. Il resto è fatto di taccheggi (furti negli esercizi commerciali, furti nelle aziende e via dicendo). Siamo quindi ben distanti dai 22.676 fatti registrati nel 2007, sebbene 10 anni orsono i furti in abitazione fossero decisamente inferiori essendo stati 2.200, con un aumento nel 2017 pari al 54,5%. Dieci anni fa ce la passavamo dunque molto meglio, ma il picco più alto è stato raggiunto nel 2013, quando i topi colpirono 4.851 case della nostra regione. Poi un calo graduale fino al 2016, quando furono denunciati 3.318 fatti. In pratica, lo scorso anno è andata meglio in termini di numeri complessivi dei furti commessi, ma decisamente peggio se si parla delle intrusioni dentro casa. Sostanzialmente stabili o in leggero calo gli scippi passati nell’arco di dieci anni da 107 casi a 77.

In calo del 10% nell’arco sempre di dieci anni anche i borseggi (i così detti furti con destrezza). Erano 2.213 nel 2007 per salire fino a 2.564 casi nel 2015 e ridiscendere nel 2017 a 2.018.  Va decisamente male anche se si parla di truffe e frodi informatiche, i cui numeri hanno cominciato a schizzare verso l’alto a partire dal 2013. Nel 2007 erano stati registrati 1.861 casi, saliti a 4.022 nel 2017, con un aumento del 116%.

L’erba dei nostri vicini è immancabilmente sempre più verde
Ora proviamo a vedere come se la passano i vicini, usando come base di confronto il numero di reati predatori commessi ogni 100 mila abitanti, avendo ben presente che nel caso del Fvg il dato registrato nel 2015 è pari a 1.577 furti (dato nazionale 1.719). Siamo in buona sostanza in linea con i dati austriaci (1.586) -  tuttavia l’Austria nel 2008 aveva dati peggiori di quelli italiani, ma è riuscita in 7 anni a ridurre i furti del 32% -, ma ben sopra le cifre di Slovenia (1.105) e soprattutto Croazia (320).

Nei Balcani i ladri hanno comunque vita dura, ma non è chiaro del tutto il motivo.
Il Friuli Venezia Giulia è sicuramente lontano dai migliori continuando a parlare di furti, ma non si colloca di certo tra i territori più a rischio perché, tanto per citare qualche esempio, alcuni Paesi del Nord Europa presentano statistiche a dir poco preoccupanti: per esempio la Svezia ha registrato 3.828 casi ogni 100 mila abitanti, la Danimarca 3.436 casi, l’Olanda 3.219 casi e la Francia 1.846 casi, sempre nel 2015. 

Ovviamente sono molte le variabili capaci di incidere sui dati finali. E’ infatti possibile che la propensione dei cittadini a denunciare sia molto più alta nei Paesi nordici, dove il senso civico è molto elevato, senza dimenticare che incide molto anche la percezione del singolo sull’opportunità di rivolgersi alle forze dell’ordine, in Italia purtroppo piuttosto altalenante. Questa constatazione è alla base dell’obiezione di fondo sul fatto che i reati registrati in Italia siano in calo semplicemente perché la gente denuncia sempre meno.  In mancanza di studi attendibili su questo versante, si può facilmente obbiettare che la percentuale di quanti non denunciano non dovrebbe aver subito nell’arco di dieci anni fluttuazioni tali da compromettere l’attendibilità della cifra complessiva.

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