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I poliziotti invocano leggi più severe

I poliziotti invocano leggi più severe

Raffaele Padrone, vicesegretario nazionale della Federazione sindacale di polizia (Fsp Polizia di Stato), conferma il momento difficile

Per alcuni la percezione di insicurezza, che appare sempre più diffusa, è dovuta anche al poco rispetto per chi veste la divisa e al fatto che le forze dell’ordine sembrano avere le mani legate. Non sappiamo se ciò sia frutto semplicemente di una suggestione amplificata da certi filmati che impazzano sui social, dove si vedono persone insultare gli agenti o reagire in modo aggressivo, apparentemente incuranti di qualsiasi conseguenza, o se in realtà ci sia in effetti qualcosa che non funziona come dovrebbe.
Propende per questa seconda ipotesi Raffaele Padrone, vicesegretario nazionale della Federazione sindacale di polizia (Fsp Polizia di Stato) che conferma il momento difficile.
“Il primo problema è che mancano completamente i protocolli di intervento, le modalità con le quali gli agenti devono intervenire, che dovrebbero essere indicate dal Dipartimento della pubblica sicurezza, appartenente al ministero dell’Interno. Oggi molti agenti temono di finire sul banco degli imputati e usano estrema cautela nell’intervenire. Purtroppo non è infrequente vedere gente che, quando assiste a un intervento, riprende con il telefonino anziché aiutare gli agenti poi costretti ad affrontare pure spese legali. Insomma, chi ha famiglia a queste cose ci pensa eccome”.

Le pistole elettriche date solo a undici questure e le dotazioni inadeguate
Ci sono poi i problemi legati alle dotazioni, scarse o inadeguate: “L’unica novità di rilievo, si fa per dire, è stato lo spray urticante che però può essere usato solo con molta accortezza perché contamina gli ambienti chiusi. Abbiamo quindi chiesto il Taser, la pistola elettrica che immobilizza la persona e permette di affrontare anche gli individui più esagitati. E’ servito un anno per fare l’appalto e avviare la sperimentazione in sei o sette città. Poi il Dipartimento ha deciso di acquistare questo strumento e dotare solo 11 questure, ma sarebbe ora di comprendere che non esistono città di serie A e di serie B. E’ del tutto inutile insistere nel voler parlare di centri ad alto rischio. Il rischio oggi è presente ovunque, come dimostra quanto è accaduto ad Azzano Decimo. Serve un intervento politico chiaro, altrimenti chi veste la divisa non riesce a svolgere il suo lavoro fino in fondo. Spesso abbiamo a che fare con persone che hanno mentalità e abitudini profondamente diverse dalle nostre. E tuttavia non possiamo vivere nella paura per colpa di alcune mele marce”.

La mancanza di rispetto figlia della frustrazione e di norme ormai inadeguate
C’è però anche un altro problema: ovvero la mancanza di rispetto per chi veste la divisa e l’arroganza con la quale spesso sono trattati gli operatori: “La gente vede che a qualcuno è permesso qualsiasi comportamento e siccome è stufa si adegua al peggio. Troppo spesso - conferma Padrone - i protagonisti di intemperanze o di aperte violazioni delle norme restano sostanzialmente impuniti. L’esempio classico è quello del passeggero trovato in treno senza biglietto: se è italiano arriva la multa a casa, se è straniero e magari richiedente asilo non accade nulla. Quando i cittadini vedono che si può tranquillamente mancare di rispetto senza patire chissà quali conseguenze la situazione peggiora. Molte persone sono arroganti perché stufe di vedere gente sostanzialmente intoccabile che fa quello che gli pare. Dove le forze dell’ordine possono fare il loro mestiere l’atteggiamento cambia e mi basta citare i Paesi confinanti. E’ indispensabile rimettere mano alla legislazione, dopo anni di continui passi indietro. Oggi perfino il taccheggio è perseguibile solo a querela di parte. Servono norme che permettano alle forze dell’ordine di operare e la certezza della pena, perché non è possibile vedere in giro gente che sconta la condanna al bar”.

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