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Il Comune di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto ed è polemica

Insorgono il sindacato e l'Ordine dei giornalisti: "Violata la Costituzione"

Il Comune di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto ed è polemica

Il Comune di Monfalcone censura Avvenire e Manifesto e scoppia la polemica. Prima lo ha fatto cancellando gli abbonamenti ai due quotidiani per la biblioteca comunale, adducendo "ragioni economiche", poi, dinanzi a una colletta fra i cittadini per il rinnovo degli abbonamenti, rifiutando l'inserimento dei due quotidiani fra quelli a disposizione della cittadinanza, perché "non acquistati dall'amministrazione".

L'Associazione della Stampa e l'Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia, d'intesa con la Federazione nazionale della Stampa italiana e l'Ordine nazionale dei giornalisti, stigmatizzano la decisione del sindaco Anna Maria Cisint e auspicano che l'amministrazione ponga rimedio a questo grave episodio di censura nei confronti di due quotidiani "fuori dal coro", ripristinando anche a Monfalcone il diritto dei cittadini ad una informazione completa e pluralista.

"Sulla libertà d'informazione e la libera circolazione delle idee la nostra Carta è chiarissima, basta andare a rileggersi l'articolo 21. Il bene dei cittadini non può mai prescindere dal pluralismo di idee e opinioni e, dunque, di giornali. Bisogna potersi informare liberamente, ascoltando e leggendo tutti, prima di fare le proprie libere scelte politiche. In democrazia funziona così", commentano i rappresentanti dei giornalisti.

Carlo Muscatello, presidente dell'Ordine, ne parla su Articolo 21: "Ci sarebbe da sorridere, se la questione non fosse seria e grave. Un amministratore pubblico, in questo caso un’amministratrice, la sindaca leghista Cisint, dovrebbe avere come primo riferimento la Costituzione della Repubblica e il bene dei cittadini. Sulla libertà d’informazione e la libera circolazione delle idee la nostra Carta è chiarissima, basta andare a rileggersi l’articolo 21. E il bene dei cittadini non può mai prescindere dal pluralismo di idee, opinioni e dunque giornali. Bisogna potersi informare liberamente, ascoltando e leggendo tutti, prima di fare le proprie libere scelte politiche. In democrazia funziona così".

"A Monfalcone si vanno fra l’altro a colpire due giornali molto diversi, uno cattolico e l’altro comunista, accomunati però dal fatto di essere entrambi voci fuori dal coro, in netta e radicale opposizione alla politica del Comune in provincia di Gorizia nei confronti degli immigrati. Si ricordi che Monfalcone conta seimila stranieri su ventottomila residenti, il 22% del totale. Ma Cisint già in passato aveva dimostrato di non voler essere la sindaca di tutti, richiamandosi più alle politiche del partito che la esprime e al suo leader Salvini, che non ai principi e agli articoli di una Costituzione che, fino a prova del contrario, è ancora in vigore", prosegue Muscatello.

"Il caso è diventato nazionale. La Monfalcone democratica e gli enti di categoria dei giornalisti, assieme a tutte le donne e gli uomini di buon senso, stanno rispondendo a questo grave episodio di censura. Tutti consapevoli che, quando un’amministrazione pubblica pretende di decidere che cosa il cittadino può o non può leggere, si è in presenza di un altro inquietante segnale della brutta stagione che stiamo vivendo. Si comincia con i giornali, non si sa mai dove si va a finire", conclude amaro Muscatello.

“Lega e M5S si dimostrano gemelli separati alla nascita: hanno entrambi il vizio di provare ad azzittire le voci di opposizione a colpi di censura e bavagli alla stampa. Quanto successo a Monfalcone ne è un esempio lampante”, ha detto l’eurodeputata del Pd Isabella De Monte. “Cisint non è una zarina e non può decidere a suo piacimento ciò che è lecito o meno leggere in uno spazio pubblico quale è la Biblioteca comunale. Prima la scelta di tagliare i due quotidiani, notoriamente lontani dall’ideologia leghista e dagli orientamenti del sindaco. Oggi, la precisazione di Cisint, che più parla e peggio fa: il sindaco ha ribadito che la biblioteca non sarebbe, secondo la sua opinione, il luogo adatto a ospitare i due giornali perché è spazio di cultura e non di pensiero partitico, arrogandosi così il diritto di stabilire ciò che è cultura e ciò che non lo è. Siamo al delirio di onnipotenza”.

“La decisione di Anna Cisint di non permettere la fruizione delle due testate negli spazi della biblioteca – conclude De Monte – è grave ed è l’ennesimo episodio di disprezzo delle libertà e dei diritti con cui alcuni comuni della nostra regione governati dal centrodestra a trazione leghista ci consegnano alla ribalta nazionale”.

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