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In mensa si impara anche l’integrazione

In molte scuole, anche friulane, non si può mangiare negli istituti il cibo portato da casa. I motivi sono diversi

In mensa si impara anche l’integrazione

Continua la guerra del panino in classe. In molte scuole, anche friulane, non si può mangiare negli istituti il cibo portato da casa.
I motivi sono diversi: la ghettizzazione dei bambini che non partecipano al pranzo in mensa e si isolano dai compagni, ma anche la possibile contaminazione del pasto dei compagni col cibo portato da casa. I ricorsi dei genitori non sono mancati fin dall’inizio dello scorso anno scolastico. Ora il divieto potrebbe diventare legge.
Il disegno di legge approdato in Senato prevede che la mensa diventi obbligatoria.
“I servizi di ristorazione scolastica – si legge nel testo – sono parte integrante delle attività formative ed educative erogate dalle istituzioni”.
Chi promuove la legge sostiene che con questa normativa si pone un freno al caos sul fronte dei pranzi a scuola autogestiti e si limitano situazioni di diseguaglianza, ghettizzazione e problemi igienico-sanitari. Dall’altra parte, è forte la protesta dei genitori. Sono molti quelli che difendono il ‘panino in classe’, affermando che si tratta di un diritto. Bisogna prevedere un’alternativa alla mensa..
Una sentenza del tribunale di Torino aveva regolamentato la possibilità per le famiglie di preparare il pranzo ai propri bambini. L’articolo 5, dicono i genitori, è un’inutile coercizione. Un modo per favorire le grandi aziende della ristorazione, che non puntano alla qualità. Un’imposizione, che non realizzerà uguaglianza, ma incrementerà l’iniquità tra le famiglie.
I genitori annunciano soluzioni di emergenza: alcuni propongono il cambio sezione perché, spostando i figli al tempo normale da quello pieno, sarà possibile riportarli a casa per pranzo. Soluzione a dir poco difficile per la maggior parte dei genitori che lavorano.
La senatrice Pd, e relatrice del ddl, Angelica Saggese, difende la sua proposta, dicendo che lo scopo è soltanto quello di aumentare il livello del servizio, rendendo migliore ciò che si mangia.
Una soluzione che farebbe contenti tutti i genitori sarebbe quella di rendere obbligatoria la mensa. In questo modo il servizio sarebbe paragonabile alla fornitura dei libri di testo alle elementari, gratuita o quasi, al pari di un servizio pubblico essenziale.

Esempio di corretta alimentazione e di qualità
Un servizio di ristorazione collettiva a chilometro zero: è questa l’ultima proposta della Pulitecnica friulana, azienda leader nel settore dei servizi.
“Ci occupavamo di pulizia, logistica, traslochi e quant’altro – spiega Matteo Di Giusto, ai vertici dell’azienda di famiglia -. Ci mancava il servizio della ristorazione. Così, già da alcuni mesi, abbiamo cominciato a rifornire le mense scolastiche, ma a modo nostro”.
L’obiettivo è offrire qualità, “che in Friuli – spiega l’imprenditore – significa proporre un menu a chilometro zero. I nostri prodotti o la loro commercializzazione provengono tutti da fornitori locali. Non vogliamo più vedere bambini friulani mangiare a scuola pangasio (pesce di qualità mediocre, allevato in Vietnam in acque inquinate situate nel delta del fiume Mekong, ndr). Il nostro servizio di ristorazione prevede soltanto piatti a base di trote friulane. Tutto un altro stile e un’altra qualità”.
Il servizio ristorazione che offre la Pulitecnica friulana è di due tipi. “L’offerta di somministrazione dei pasti – spiega Di Giusto – prevede sia la preparazione nelle cucine interne a scuole o aziende, sia quella veicolata”.
Da sottolineare che gli istituti, al momento, sono tutti in provincia di Udine, ma il servizio è appena partito per cui ci sono molti i margini di sviluppo.
“Forniamo scuole pubbliche e private, rinomate. Ovviamente la qualità ha un costo, ma cerchiamo di tenere prezzi concorrenziali”.
E i clienti non sono soltanto le scuole, ma anche le aziende medio-grandi.
“Mangiare bene vale per tutti – conclude Di Giusto – non soltanto per i bambini”.

Vassoio sul banco o seduti a tavola come a casa
Il Comune di Udine offre ai bambini iscritti alle scuole primarie, dalla classe prima alla quinta, un servizio di doposcuola lungo, fino alle 16.30, o breve fino alle 14,30. Entrambe le soluzioni, che i genitori scelgono in base alle esigenze lavorative, comprendono l’intervallo dedicato alla fruizione della mensa scolastica.
La ristorazione non si paga più in contanti, salvo rare eccezioni, ma anticipatamente tramite ricarica, a partire da un minimo di 10 euro.
Ad ogni alunno è fornito un codice personale d’identificazione
Vengono presto alla luce le prime differenze. Anche se pari soltanto a 35 centesimi, i bambini che frequentano una scuola con mensa interna, che non significa cucina interna, pagano di più, ma pranzano seduti a un tavolo, non sul banco in classe, e sono serviti con piatti e forchette, non soltanto col vassoietto offerto dalla ditta produttrice, di solito Cams e Sodexo.
Per fare un esempio, alla primaria 4 novembre si pagano 4,45 euro per ogni pasto consumato, portato da una ditta esterna. I bambini mangiano in classe sul proprio banco, sperando che i libri siano stati messi in salvo da sughi e briciole.
Alla Di Toppo Wasserman e alla Pascoli gli alunni mangiano in mensa, serviti di piatti e posate. Il costo è di 4, 80 euro. Sulla qualità nessuna differenza sostanziale. E’ la Ass a dettare il menu.
Si passa a 7 euro a pasto, compreso di servizio di ritiro da scuola e dopo scuola fino alle 14, nel centro diurno Maria al Tempio, dove non solo c’è la mensa interna, ma c’è anche la cucina, per cui i pasti sono per così dire ‘cotti e mangiati’. Una bella differenza di servizio, ma anche di prezzo.

Esempio di corretta alimentazione e di qualità
Un servizio di ristorazione collettiva a chilometro zero: è questa l’ultima proposta della Pulitecnica friulana, azienda leader nel settore dei servizi.
“Ci occupavamo di pulizia, logistica, traslochi e quant’altro – spiega Matteo Di Giusto, ai vertici dell’azienda di famiglia -. Ci mancava il servizio della ristorazione. Così, già da alcuni mesi, abbiamo cominciato a rifornire le mense scolastiche, ma a modo nostro”.
L’obiettivo è offrire qualità, “che in Friuli – spiega l’imprenditore – significa proporre un menu a chilometro zero. I nostri prodotti o la loro commercializzazione provengono tutti da fornitori locali. Non vogliamo più vedere bambini friulani mangiare a scuola pangasio (pesce di qualità mediocre, allevato in Vietnam in acque inquinate situate nel delta del fiume Mekong, ndr). Il nostro servizio di ristorazione prevede soltanto piatti a base di trote friulane. Tutto un altro stile e un’altra qualità”.
Il servizio ristorazione che offre la Pulitecnica friulana è di due tipi. “L’offerta di somministrazione dei pasti – spiega Di Giusto – prevede sia la preparazione nelle cucine interne a scuole o aziende, sia quella veicolata”.
Da sottolineare che gli istituti, al momento, sono tutti in provincia di Udine, ma il servizio è appena partito per cui ci sono molti i margini di sviluppo.
“Forniamo scuole pubbliche e private, rinomate. Ovviamente la qualità ha un costo, ma cerchiamo di tenere prezzi concorrenziali”.
E i clienti non sono soltanto le scuole, ma anche le aziende medio-grandi.
“Mangiare bene vale per tutti – conclude Di Giusto – non soltanto per i bambini”.

In molte scuole il cous cous sostituisce frico e polenta
Anche nei piccoli comuni in provincia di Udine è previsto un servizio di ristorazione scolastica. I prezzi non differiscono molto e nemmeno l’attenzione per i bambini.
Ogni mensa partecipa al progetto Intercultura, per cui prevede un menu multietnico. In alcuni casi per i bambini è una grande sorpresa vedersi servire un piatto di cous cous, mai assaggiato prima di allora. Per questo è meglio cominciare l’educazione alimentare dei bambini tra le pareti domestiche, facendo conoscere loro piatti tipici anche provenienti da altre culture. Altro discorso sono le diete speciali previste su richiesta dei genitori che presentano particolari esigenze. Si tratta di piccoli alunni che soffrono di intolleranze, celiachia, o seguono, per volontà dei genitori, una dieta vegana o vegetariana. Assolutamente da rispettare le diete speciali dovute da motivi religiosi. E non sono pochi gli alunni musulmani in Friuli. Diete a parte, come dicevamo, non ci sono grandi differenze di prezzo tra un comune e l’altro.
Piuttosto tra residenti e non residenti. A Buttrio c’è una bella differenza tra alunni residenti e non residenti all’interno del comune. i residenti pagano 3,60 euro a pasto. i non residenti pagano 5 euro sempre a pasto. A Buttrio il pagamento avviene ancora in banca.
A Fagagna e San Daniele si pagano circa 4 euro a pasto per ogni alunno.
Provvede ai pagamenti un sistema informatizzato che, in molti comuni friulani e non soltanto, gestisce i pasti da servire ogni giorno e garantisce i pagamenti.

Nella cucina dei ‘nonni’ si preparano i pasti per i bimbi
Anche Pordenone fa differenza tra gli alunni residenti all’interno del comune, e quelli non residenti. I primi, o, meglio, i genitori dei primi pagano 3,55 euro a pasto. I secondi, 5,15 euro.
Una bella differenza se la scelta della scuola da far frequentare al proprio figlio dipende soltanto da esigenze di lavoro.
Anche nel comune del Friuli occidentale la ristorazione scolastica si paga anticipatamente tramite ricarica, versando un minimo di 10 euro. Ogni alunno ha un codice personale d’identificazione. L’importante è che i genitori siano veri ‘smanettoni’.
Anche a San Vito al Tagliamento si fa differenza tra residenti e non residenti. I primi pagano 4,11 centesimi a pasto consumato, i secondi 4,77. E’ importante sottolineare che quando si parla di ristorazione scolastica si pagano soltanto i pasti consumati. Se un alunno è assente, e la famiglia avverte la scuola prima che sia stato fatto l’ordine giornaliero, il bambino che non consuma, non paga.
A Maniago, è l’azienda Sodexo che fornisce i pasti, i quali sono preparati nel centro cottura del centro assistenza anziani.
La tariffa intera è di 4,89 euro. Le riduzioni sono fatte in base all’Isee e comportano sconti dal 5 al 70 per cento.
In genere, le aziende fornitrici propongono anche prodotti biologici, prodotti tipici e tradizionali.


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