Home / Cronaca / Polizia locale disastrata dalle UTI

Polizia locale disastrata dalle UTI

L’avvento delle Unioni territoriali, secondo Beppino Fabris, segretario regionale del Sapol Fvg, ha finito per dare il colpo di grazia a un comparto già in difficoltà. Per porre rimedio servono subito un Corpo regionale e scelte coraggiose

Polizia locale disastrata dalle UTI
Se Polizia e Carabinieri non se la passano chissà che bene, non è che la Polizia locale del Friuli Venezia Giulia se la passi meglio.
Progressivo invecchiamento del personale causato dal blocco delle assunzioni, aumento delle incombenze di carattere amministrativo che spesso costringono gli agenti a trascurare il lavoro sulla strada per far fronte a quello che si accumula sulla scrivania e una carenza di organico ormai allarmante rendevano già complicata la situazione prima che arrivassero le Unioni territoriali. Le Uti dovevano essere la soluzione possibile in termini di riorganizzazione di questo servizio, ma a giudicare dalle polemiche e dal livello di conflittualità sindacale qualcosa non è andato per il verso giusto.
 
Il peggioramento del servizio sta costando caro alla comunità 
Beppino Fabris, segretario regionale del Sindacato autonomo di Polizia locale Fvg (Sapol-Cisal) conferma che la situazione è tutt’altro che buona e che la riforma delle Uti si è trasformata in un disastro: “Dovrebbero esserci in regione 1200 agenti e ne abbiamo invece 920, l’età media ormai supera i 55 anni e molti lavoratori anche a causa dell’età avanzata non possono garantire l’impiego a pieno servizio. E poi è arrivata la riforma delle Uti che considero uno scandalo per il grave clima di conflittualità creato con i lavoratori che da mesi non percepiscono le indennità di turno o di rischio, comprimendo diritti altrove riconosciuti e per aver creato un chiaro disservizio. Non è mettendo tutti assieme che migliori il servizio perché ogni territorio ha le sue peculiarità e bisognava prima di tutto riorganizzano il comparto e soprattutto assumere personale. Insomma è tutto da rifare. In alcune Uti sono al limite dello stato di agitazione perché il lavoro da fare è molto a causa di un territorio molto ampio e senza vedersi riconosciuto ciò che spetta. Anche per questo nel marzo di quest’anno abbiamo proclamato uno sciopero. E per fortuna che in alcune parti della Regione le Uti non sono partite”.
Dal punto di vista della mancata erogazione di servizi alla comunità questo ha un costo elevato evidenziato nel corso dell’incontro avuto nella mattinata di giovedì 13 settembre a Udine con l’assessore regionale alle Autonomie Locali e alla sicurezza Pierpaolo Roberti: “In questa maniera - sottolinea Fabris - hanno diminuito l’efficienza del servizio che si ripercuote poi su cittadini. Ora la palla è nuovamente in mano alla Regione. A Roberti abbiamo presentato un documento nel quale abbiamo indicato alcune possibili soluzioni ai tanti problemi da affrontare, non senza aver evidenziato quali siano le maggiori criticità da risolvere. Abbiamo chiesto di chiarire una volta per tutte quali funzioni debbano essere ricomprese nell’attività demandata agli appartenenti della Polizia locale e in particolar modo se, ad oggi, l’agente di polizia locale sia un impiegato in divisa o piuttosto sia a tutti gli effetti un operatore delle forze dell’ordine, domanda alla quale da tempo aspettiamo risposte. Nel documento abbiamo anche indicato alcune priorità a partire dalla necessità di una vera riforma della Polizia locale regionale”. 
 
Il documento presentato dal sindaco è molto articolato, ma ci sembra interessante citare qualche passaggio: “Revisione del regolamento sui gradi e sulla relativa responsabilità gerarchica, miglioramento della formazione professionale, obbligando gli Enti al rispetto delle regole; introduzione di norme di sblocco del turn-over. Risulta che dal 2016 l’organico si sia ridotto a poco più di 900 operatori di polizia locale, senza contare un pressoché nullo ricambio generazionale, con conseguente innalzamento dell’età media degli operatori e con inevitabile aumento delle limitazioni ai servizi dovuti alle prescrizioni mediche; applicazione dei regolamenti regionali con reale obbligo per le Amministrazioni di dotare gli addetti di strumenti di autodifesa e di dotazioni di protezione sanitari individuali”. “L’assessore si è dimostrato molto attento - ci ha confermato Fabris al termine dell’incontro - ed anzi è apparso d’accordo su buona parte delle nostre richieste tanto che e si è detto pronto a recepirle in sede di scrittura della nuova legge regionale, a partire dall’istituzione di un Corpo di polizia regionale”.
0 Commenti

L'APPELLO

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori