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Profughi a Pordenone: da gennaio nuovi rimpatri

L’esito dell’incontro a Roma tra sindaco e prefetto Morcone

Profughi a Pordenone: da gennaio nuovi rimpatri

«Gli impegni presi dal prefetto Morcone ci hanno soddisfatto». Lo ha dichiarato il sindaco di Pordenone, Alessandro Ciriani, all’uscita del vertice al ministero dell’Interno, a Roma, con Mario Morcone, capo di gabinetto del ministro Minniti, nonché uno dei suoi uomini più influenti e ascoltati. Sul tavolo due questioni: la presenza anomala di richiedenti asilo a Pordenone e in Friuli Venezia Giulia; la grave sofferenza dell’organico della questura di Pordenone. Ciriani, che aveva sollecitato più volte l’incontro tramite comunicazioni e missive inviate a Roma, era accompagnato da una delegazione comunale composta dall’assessore alla sicurezza Emanuele Loperfido, il comandante della polizia municipale Stefano rossi e il capo di gabinetto Davide Zaninotti.
Profughi e rimpatri, da gennaio in Fvg dovrebbe cambiare qualcosa
«Lo scorso settembre avevamo incontrato Minniti a Trieste che aveva parlato della creazione di un centro per i rimpatri e dell’alleggerimento della presenza dei richiedenti asilo in Friuli Venezia Giulia. Ebbene, Morcone ci ha ci ha detto che la nostra regione è il vero focus su cui si sta concentrando l’attenzione del ministero dell’Interno e che da gennaio 2018 dovrebbe cambiare qualcosa sia in termini di rimpatri sia di spostamenti di richiedenti asilo in altre regioni».
Questura Pordenone, spiragli per il potenziamento
«Morcone – ha riferito ancora Ciriani – è perfettamente consapevole della gravità della situazione della questura pordenonese. La legge finanziaria che andrà in approvazione prevede un potenziamento degli organici della polizia a livello nazionale e quindi la potenziale possibilità anche per Pordenone di avere un rafforzamento dell’organico della questura, oggi davvero ridotto all’osso». Nel frattempo – ha continuato il sindaco - Morcone ha preso l’impegno di parlare con il capo della polizia affinchè vengano intensificate a Pordenone le presenze dei nuclei speciali anticrimine, che talvolta già operano in città, per essere di supporto alla polizia». Dunque, non saranno reparti che si stanziano in città ma che potranno essere inviati a Pordenone con maggiore frequenza. Tra le istanze del sindaco a Morcone, inoltre, «una sensibilizzazione (nei confronti della Regione, ndr) affinchè anche parte del corpo forestale regionale possa essere coinvolto nell’attività di prevenzione e controllo del territorio in modo che i cittadini pordenonesi possano passeggiare in parchi e strade con maggiore sicurezza e serenità. Ora attendiamo nelle prossime settimane un incontro in Friuli Venezia Giulia con Morcone o magari con il ministro - ha comunicato Ciriani - al fine di definire nei dettagli il piano che oggi abbiamo steso in linea di massima».
No al dormitorio a Pordenone
Ciriani, a margine del vertice con Morcone, ha ribadito il no all’apertura in città di un dormitorio per profughi. «Ripeto che Pordenone in termini di accoglienza ha già dato molto, facendo più di quanto era richiesto, e non si capisce perché il dormitorio non possa essere fatto altrove. Non solo noi – ha concluso - ma tutte le istituzioni sono consapevoli che aprirlo a Pordenone richiamerebbe richiedenti asilo anche da altre parti del Friuli Venezia Giulia».

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