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Scaricate sulle scuole le responsabilità altrui

Il dirigente scolastico Luca Gervasutti spiega le difficoltà incontrate dagli istituti friulani dopo l’approvazione del decreto Lorenzin. “Alle materne non in regola un bimbo su dieci”

Scaricate sulle scuole le responsabilità altrui

Non è stato facile per le istituzioni scolastiche gestire, in queste settimane, la questione dei vaccini. L’obbligatorietà della copertura per accedere alle scuole, pena la non frequenza alle materne e una sanzione economica alle famiglie negli altri casi, ha comportato l’acquisizione da parte degli istituti di una considerevole mole di carte: autocertificazioni, liberatorie e quant’altro. Ma quali sono le difficoltà che le segreterie e i dirigenti scolastici hanno dovuto affrontare? Lo abbiamo chiesto a Luca Gervasutti, dirigente di ruolo dell’Istituto comprensivo Udine VI, nonché reggente dell’Istituto comprensivo Cuore dello Stella di Rivignano Teor.

Cominciamo dai numeri. Quanti sono gli studenti che non erano in regola con gli obblighi vaccinali al momento delle iscrizioni?
“Mi occupo complessivamente di 2mila studenti, suddivisi in 8 scuole dell’infanzia, 8 primarie e 3 secondarie di primo grado. I problemi maggiori sono sorti nelle scuole dell’infanzia. Su circa 400 bambini, il 10 per cento non era in regola. Per quanto riguarda la città di Udine, le famiglie sono state molto collaborative e non c’è stata la necessità d’incontrare personalmente i genitori. A Rivignano ho dovuto parlare con alcune famiglie, che si contano sulle dita di una mano, le quali hanno poi prenotato la somministrazione dei vaccini”.

Cosa ha detto a questi genitori?
“Si trattava di famiglie ancora dubbiose. Non ho discusso con loro dell’utilità dei vaccini, cosa che non ricade nelle mie competenze. Ho fatto presente loro che, nel caso delle scuole dell’infanzia, era necessario essere vaccinati o almeno avere l’intenzione di vaccinare i figli producendo la prenotazione, pena il non poter frequentare la scuola”.

In questo caso, decade l’iscrizione del piccolo all’istituto?
“No, l’iscrizione resta valida: viene sospesa, ma non decade. In sostanza, il posto c’è, ma per entrare in classe bisogna mettersi in regola”.

Nel caso delle primarie, cosa succede se il bambino non è in regola?
“Su questo fronte, le scuole raccolgono solo la documentazione. Chi non è vaccinato viene segnalato all’Aas di competenza. Spetta alle strutture sanitarie convocare le famiglie e valutare l’eventuale sanzionabilità. Non possiamo dire di no, come nel caso dell’infanzia, che non è obbligatoria: tutti hanno il diritto di frequentare le lezioni”.

Come avete gestito la questione da quando la legge è stata approvata?
“All’inizio dell’estate, c’è stata tra i dirigenti una forte preoccupazione. Le comunicazioni ufficiali non arrivavano e tutto quello che sapevamo lo leggevamo sui giornali. Come dirigenti cercavamo di capire le strategie da adottare. Se le informazioni ufficiali fossero arrivate allora, avremmo potuto operare con tranquillità e dare spiegazioni meno ambigue alle famiglie. Dopo sono arrivate le comunicazioni, sia da parte del ministero, sia dell’assessorato regionale, ma non hanno chiarito tutti i dubbi”.W

Avete avuto problemi da parte delle famiglie dei bambini più piccoli?
“Alcune hanno tenuto una posizione che ci ha messo in difficoltà. In particolare, ci hanno presentato una copia della raccomandata all’Aas con la quale chiedevano l’appuntamento per una eventuale vaccinazione. Quell’aggettivo, ‘eventuale’, non metteva però a riparo il figlio dall’esclusione. Il nostro sospetto è che, in quel modo si è cercato di prendere tempo. Insomma, si è giocato su un equivoco”.

Cosa dovete fare ancora su questo fronte?
“Entro il 20 ottobre dobbiamo inviare alle Aas il rapporto sulla documentazione prodotta dalle famiglie. Spetterà poi loro convocarle. Devo dire che questo compito burocratico, raccolta delle carte e solleciti, è stato gravoso per gli uffici di segreteria”.

Qualcuno ha sollevato il problema della privacy...
“Per questo, inizialmente abbiamo chiesto, assieme all’autocertificazione, una liberatoria sulla scorta di un fax simile inviatoci dalla Regione. Poi è intervenuto un pronunciamento del Garante della Privacy che ci ha dato la facoltà di trasmettere i rapporti all’Aas”.

Alcuni dirigenti scolastici hanno detto, a livello nazionale, che sarebbe bastato avere un database delle vaccinazioni accessibile dalle scuole...
“E’ vero, un sistema del genere avrebbe risolto tutti i problemi. Questo era anche il nostro auspicio, ma non è stato possibile avere tale strumento. Nessuno, però, ci ha spiegato il perché. Sarebbe bastato inserire i nominativi degli iscritti, senza scaricare sulle scuole lavoro e responsabilità”.

In redazione ci sono arrivate segnalazioni di discriminazioni in alcune scuole del Fvg di alcuni bambini non vaccinati. Che ne pensa?
“Una cosa da evitare assolutamente: la scuola è nata per includere, non per escludere. Non è giusto, poi, far ricadere sui bambini le conseguenze delle scelte dei genitori”.

Tra chi non è vaccinato ci sono anche i bambini che non possono esserlo a causa, per esempio, dell’immunodepressione. Come vi comportate con questi studenti?
“Per ora, le norme non ci impongono di prendere provvedimenti restrittivi e non è cambiato nulla. Questa è una fase di transizione e cerchiamo di applicare la legge senza emarginare nessuno. La famiglia presenta la sua dichiarazione che viene inserita nel foglio excel datoci dall’Insiel, che permette di distinguere il tipo di dichiarazione prodotta”.

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1 Commenti
luca-DUCK

Certo che avrebbe dovuto già essere operativa l'ANA (Anagrafe Nazionale Assistiti) che dovrebbe essere interoperabile con qualsiasi altro archivio della Pubblica amministrazione tra cui anche L'Anagrafe Studenti. Con un click uno verifica se il figlio ha fatto o meno il vacino usando l'archivio ANA e se no provvede, poi le Informative con consenso espresso a trattare dati sanitari possono essere inviate anche per Posta Elettronica. Tutto un casino di burocrazia cartacea e non con il rischio SANZIONE. Viviamo in un paese dove il Regime sanzionatorio molte volte porta il cittadino alla rinuncia di diritti (anche il diritto alla salute) perchè il SISTEMA INFORMATICO è ancora poco affidabile e le norme non sono conosciute da tutti (autocertificazioni, Dichiarazioni sostitutive etc.) e sbagli una virgola ti arriva l'ammenda.

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