Home / Cronaca / Udine deve essere un riferimento per tutto il Friuli

Udine deve essere un riferimento per tutto il Friuli

Il sindaco Pietro Fontanini vuole riportare la città al centro del territorio, non solo per i servizi e gli uffici, ma anche per il commercio e la cultura

Udine deve essere un riferimento per tutto il Friuli

Quest’anno a Udine è cambiata l’Amministrazione comunale. Dopo i 10 anni dell’era Honsell, a sedere sulla poltrona di primo cittadino è Pietro Fontanini, al quale abbiamo chiesto quale sarà l’impronta che intende lasciare sul capoluogo friulano e quali sono i suoi progetto per l’immediato.

Signor sindaco, come si immagina la città di Udine nel 2023? “Penso a una Udine più pulita e punto di riferimento per tutto il Friuli, che sia terminale sia per il territorio, sia per l’identità friulana. Insomma, una città che va oltre i suoi 100mila abitanti”.

Il primo passo è, naturalmente, essere punto di riferimento per l’hinterland. Cosa state facendo su questo fronte? “Innanzi tutto bisogna superare le Uti, che sono state disegnate a scacchiera. Basti pensare che in quella del Friuli centrale, dove c’è anche Udine, manca un comune popoloso e limitrofo come Pasian di Prato. Ma Udine deve andare anche oltre all’hinterland. La città ha tutte le carte in regola per essere riferimento non solamente per gli uffici o per altri servizi (penso alla questura, ai vigili del fuoco, ai carabinieri), ma anche per il commercio e la cultura. In quest’ultimo senso, Udine lo è già, dal momento che qui ci sono l’Università friulana e diverse importanti scuole superiori), ma tale ruolo va incrementato promuovendo le peculiarità e le specialità cittadine”.

Per esempio? “Non è difficile essere vetrina solamente di prosciutto e vino. Bisogna però fare un salto di qualità con la lingua friulana, la musica, l’arte, i monumenti e saperli presentare a chi non li conosce, aprendosi anche ai Paesi europei e oltre”.

Quando si parla di prosciutto e di vino, la mente va a Friuli Doc. Che tipo di kermesse ha in mente per il futuro? “Friuli Doc dovrà essere rinnovata e rilanciata e dovrà essere attrattiva per la Mitteleuropa, in particolare di Austria e Slovenia, Paesi che dovranno arrivare con i loro prodotti. Inoltre, dovrà presentare le specificità del Friuli, di cui deve essere vera vetrina. In passato la manifestazione è scaduta, diventando una sorta di sagra durante la quale si beveva molto e si pensava poco. Inoltre, presentava realtà che poco hanno a che fare con il Friuli”.

E come sarà l’edizione di quest’anno (da 13 al 16 settembre)? “La prossima edizione farà un piccolo passo in questa direzione. Sono diventato sindaco il 14 maggio e in questi due mesi abbiamo potuto modificare poche cose, dal momento che la gran parte delle decisioni era già stata presa. Quella del 2019 sarà sicuramente più innovativa”.

Uno dei problemi più pressanti di Udine riguarda la mobilità. Come state procedendo in questo senso? “Stiamo avviando una fase sperimentale aprendo le vie Mercatovecchio e Vittorio Veneto al traffico automobilistico, per la quale abbiamo avuto una forte richiesta da parte dei commercianti. Intendiamoci, Saranno interessate esclusivamente queste due vie: la zona pedonale non sarà minimamente toccata. Poi vedremo i risultati, ovvero se tale apertura porta più consumatori in centro e se gli affari aumenteranno. Sul fronte della promozione stiamo preparando anche altre iniziative. Per esempio, per il Natale ci saranno diverse novità. Stiamo pensando a un’illuminazione molto importante: Udine deve diventare città della luce, anche perché qui è nato e ha operato Arturo Malignani. Dovrà essere una città accogliente e capace di dare serenità. Oggi è troppo vista come la città dei richiedenti asilo e poco come luogo dello shopping”.

A proposito di migranti, in questi giorni gli arrivi sono diventati più sostenuti e ha chiesto l’intervento del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. Cosa si può fare a proposito? “E’ necessario chiedere alla Slovenia di intercettare e di bloccare questi flussi. Al momento non sembra stia identificando le persone che entrano nel loro Paese, così queste arrivano qui. Insomma, chiediamo che la Slovenia faccia la sua parte. Dal confine sloveno giungono una decina di persone al giorno e bisogna intervenire”.

Torniamo alla viabilità. Cosa chiederete al nuovo gestore regionale del Trasporto pubblico locale? “Chiederemo innanzi tutto autobus più piccoli. Stiamo facendo uno sforzo economico molto importante per la ripavimentazione di diverse strade e i mezzi troppo grandi rischiano di rovinare il fondo stradale in poco tempo, specie se questo è in porfido. Pensiamo a mezzi di medie dimensioni, circa metà di quelli utilizzati attualmente. Quelli più grandi vanno utilizzati solamente nelle ore di punta, dal momento che nelle restanti ore del giorno i bus sono semivuoti e riempiti al di sotto della metà della capienza. Inoltre, speriamo che i nuovi mezzi siano innovativi anche dal punti di vista dell’alimentazione: dovrebbero essere elettrici, specie quelli impiegati in centro, così da diminuire anche l’inquinamento”.

E per quanto riguarda i percorsi? “Chiederemo l’allungamento di alcune tratte per servire parti della città che ora non lo sono. In particolare, penso alla zona del Terminal Nord e della Ziu”.

Facciamo un altro passo indietro e torniamo alla cultura e alla promozione della città. Che progetti avete per l’immediato? “Quest’anno ricorre il 350° anniversario della nascita del Quaglio, pittore che affrescò diversi palazzi a Udine, per esempio il salone di Palazzo Belgrado e la Cappella del Monte di Pietà in via Mercatovecchio. Ci piacerebbe ricordare tale figura assieme alla Slovenia, dove il Quaglio affrescò il Duomo di Lubiana. Il 2019, poi, sarà l’anno del Castello cittadino: chiederemo se ci sono altri mecenati disposti, grazie all’Art Bonus, a restaurare le facciate, che necessitano di un intervento immediato. Inoltre, abbiamo in programma anche altri eventi importanti legati alla pittura. Sul fronte teatrale, l’idea è di attivare un Teatro stabile in lingua friulana. Gli sloveni hanno i loro Teatri stabili, perché i friulani non possono averli? Oltre all’opera degli amatori, serve un’istituzione capace di formare attori professionisti in grado di rappresentare qui e altrove le opere friulane. Infine, la danza. Il prossimo anno intendiamo promuovere la Furlana, con un ciclo di spettacoli e con un gemellaggio con la Taranta (altro nome con il quale è conosciuta la pizzica), ballo del Meridione con il quale la nostra danza ha molta attinenza, come stanno rivelando recenti studi”.

1 Commenti
marco1917

Anche dall'Austria giungono, chi rientra nel sistema di accoglienza ha diritto ad entrare chi non ha diritto viene respinto, i numeri del Viminale gestito da un ministro del partito del sindaco parlano chiaro, poi ognuno fa le prediche che vuole ma non tutti le bevono.

L'APPELLO

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori