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Uscita di scuola autonoma degli studenti minorenni: il 'Caso Ronchi' finisce in Regione

Interrogazione presentata dal consigliere Moretti. Risponde Loredana Panariti

Uscita di scuola autonoma degli studenti minorenni: il 'Caso Ronchi' finisce in Regione

“Risulta innanzitutto opportuno sottolineare che non rientra tra le competenze della Regione monitorare le scelte didattiche e organizzative delle autonomie scolastiche. Segnatamente, si rileva come il riferimento costituzionale sul punto sia contenuto all'art. 117, comma 3, della Carta costituzionale, laddove è espressamente sancita e garantita ‘l'autonomia delle istituzioni scolastiche’. Le istituzioni scolastiche sono destinatarie di autonomia di natura finanziaria, gestionale, organizzativa, di disciplina degli organi collegiali interni e didattica”.

Comincia così la risposta dell’assessore regionale Loredana Panariti all’interrogazione presentata dal consigliere regionale Diego Moretti in relazione alla scelta dell’Istituto Scolastico Ronchese, come anche altri a livello regionale, di non far uscire gli alunni della scuola media in modo autonomo ma di aspettare l'arrivo di un genitore o persona delegata a recuperare gli studenti.

“Merita brevemente ricordare come la dottrina identifichi l'autonomia con la capacità di un'istituzione di curare da sé i propri interessi e di realizzare i fini che si è posta, utilizzando i mezzi finanziari di cui ha la disponibilità e avvalendosi di una propria struttura organizzativa. In altri termini, trattasi del potere di autodeterminare, da un lato, il proprio assetto organizzativo e funzionale e, dall'altro, le modalità di realizzazione delle proprie finalità” continua Panariti.

“Peraltro, oltre all'autonomia costituzionalmente tutelata delle istituzioni scolastiche sono altresì le funzioni attribuite all'Ufficio scolastico regionale, Ai sensi del combinato disposto del D.P.C.M. li febbraio 2014, n. 98 e del decreto del Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca io dicembre 2014, n. 913, invero, rientra tra i compiti dell'Ufficio scolastico regionale vigilare sia sul rispetto delle norme generali sull'istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni, sia sull'attuazione degli ordinamenti scolastici, sia sui livelli di efficacia dell'azione formativa e sull'osservanza degli standard programmati. Ancora, è in capo all'USR la verifica e la vigilanza circa l'efficienza dell'attività delle istituzioni scolastiche”.

Tutto ciò premesso, pertanto, l’assessore ribadisce “come non rientri tra le competenze della Regione un monitoraggio sul rispetto delle norme concernenti l'autonomia scolastica; ciò nonostante, anche a fronte di sollecitazione e fattive collaborazioni in essere con genitori ed amministratori locali, al manifestarsi delle prime criticità è stata attivata una interlocuzione costante con l'USR al fine di trovare modalità operative proattive. In tale contesto l'Assessore ha chiesto all'USR quali accorgimenti intende adottare con le scuole che non rispettano oppure rispettano in maniera eccessivamente restrittiva la norma di cui all'art. 19-bis del DL n. 148/2017, convertito dalla L. n. 172/2017. L'USR si impegna a incontrare i singoli dirigenti delle autonomie scolastiche ove si sono rilevate situazioni maggiormente critiche e, se del caso, ad attivare delle visite ispettive. 

L'Assessore si impegna a mantenere un raccordo costante con I'USR al fine.di monitorare le azioni poste in essere e la situazione e riservandosi, al tempo stesso, una fattiva interlocuzione col Ministero competente”.

“Ringrazio l'assessore regionale Panariti, pur non avendo competenze in merito, per l'attenzione che ha da subito dedicato al tema nei confronti dell'Ufficio Scolastico Regionale” sottolinea Diego Moretti. “Non avendo nello specifico la Regione competenze in merito, credo che a questo punto debba essere in prima persona lo stesso Ufficio Scolastico Regionale, competente per legge a vigilare sull'effettività dell'applicazione della legge 172/2017, ad intervenire in maniera determinata nei confronti dei Dirigenti degli istituti scolastici inadempienti, per riportare sui territori un'uniformità di comportamento verso una questione molto sentita dalle famiglie”.

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