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La rivolta del ’68 durata una primavera

‘Praga 1968’, da venerdì 16 a Manzano, presenta in un centinaio di foto alcuni dei momenti più rappresentativi legati al tentativo di riformare le Cecoslovacchia

La rivolta del ’68 durata una primavera

Il 5 gennaio 1968, il riformista slovacco Alexander Dubcek porta alle estreme conseguenze il processo di destalinizzazione della Cecoslovacchia, iniziato già nel decennio precedente. Il distacco dall’Unione Sovietica dura fino alla notte tra il 20 e il 21 agosto, quando l’esercito del Patto di Varsavia invade il Paese e ristabilisce la ‘normalizzazione’. Il periodo è noto come la ‘Primavera di Praga’ e rappresenta, in sostanza, la prima ‘rivoluzione’ (ben prima del maggio francese) di un anno passato alla storia per le rivolte studentesche ed operaie, anche se con presupposti diversi.
In occasione del cinquantesimo anniversario della Primavera di Praga, attraverso la collaborazione tra l’Ambasciata d’Italia e l’Istituto italiano di cultura a Praga, il Consiglio Regionale del Friuli-Venezia Giulia e il Craf di Spilimbergo  presentano la mostra ‘Praga 1968’, che da venerdì 16 all’8 aprile sarà ospitata a Manzano - grazie all’amministrazione comunale - nell’Antico Foledor Boschetti-Della Torre, prima di essere proposto in Repubblica Ceca, alla Cappella Barocca dell’Istituto a Praga e al Museo nazionale di fotografia.
La mostra ‘Praga 1968’ presenta gli avvenimenti di quell’anno in oltre 100 fotografie realizzate dal fotografo ceco Pavel Sticha, dallo svedese Sune Jonsson e dagli italiani Carlo Leidi e Alfonso Modonesi, i cui lavori sono conservati negli archivi del Craf. La fase di liberalizzazione politica nella Cecoslovacchia sottoposta all’influenza e al dominio dell’Unione Sovietica sfiorì rapidamente con l’invasione del 20 agosto 1968 e nell’autunno della normalizzazione che segnò il Paese per anni. Una breve parentesi, quella iniziata nel gennaio ‘68, quando Dubcek salì al potere, che tuttavia ebbe una rilevanza politica globale, se si pensa all’impatto che esercitò sull’intera Europa dell’Est e su tutto il Continente l’esperimento di ‘riformare’ il sistema con elementi di democrazia, liberalismo, libertà di stampa e critica.
Tra le immagini più significative: quelle scattate nella piazza di Hradcany, il Castello che sovrasta la città, la mattina del 28 ottobre 1968, o quelle dei cittadini che deponevano fiori e lumi ai piedi della statua di San Venceslao. Infine: la tomba di Jan Palach, il patriota che scelse una proposta ‘estrema’ in piazza Venceslao, fotografata un anno dopo il suo suicidio, nel 1970. Prima di abbandonare la Cecoslovacchia, Sticha era fotografo del quotidiano ‘Svoboda’: il suo contributo di immagini  sulla ‘Primavera’ inquadra molti dei protagonisti di quegli eventi, dal Presidente Svoboda a Dubcek, da František Kriegel a Josef Plojhar e Gustáv Husák.
La mostra documenta anche il lavoro dello svedese Jonsson, che documentò le giornate dell’agosto ’68 mentre si trovava a Praga, assieme al giornalista Dag Lindberg, per conto della rivista ‘VI’, per realizzare un servizio sull’assedio di Praga del 1648, ultimo evento della Guerra dei trent’anni. Arrivati per ricostruire l’assedio di quattro secoli prima, assistettero all’invasione delle truppe del Patto di Varsavia. Leidi e Modonesi documentarono invece gli avvenimenti dell’autunno ’68, fotografando anche i reparti di produzione della Ckd, allora la più grande azienda praghese, ove si era riunito clandestinamente il congresso del Partito Comunista dopo l’invasione.

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