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Odorico da Pordenone e il suo viaggio a Oriente

Odorico da Pordenone e il suo viaggio a Oriente

Nel settimo centenario, si presenta la recente edizione critica della “Relatio”. Prosegue nella biblioteca Florio la mostra collegata

Per celebrare il settimo centenario dell’inizio del viaggio di Odorico da Pordenone in Oriente (1318), si presenta all’Università di Udine la recente edizione critica curata da Annalisa Marchisio (Firenze, Edizioni del Galluzzo, 2016) della Relatio de mirabilibus orientalium Tatarorum, la relazione di viaggio nella sua versione latina, la più diffusa e anche la più complessa per la tradizione manoscritta. L’appuntamento è per giovedì 17 maggio alle 19 nel chiostro di Santa Lucia, in via Mantica 3 a Udine. Il volume sarà presentato da Andrea Tilatti, delegato per Biblioteche e banche dati dell’Università di Udine. L’evento è organizzato nell’ambito della Settimana della cultura friulana 2018, e si collega alla mostra in corso nella biblioteca Florio dell’Università di Udine “Il beato Odorico da Pordenone, i santi medioevali e l’editoria erudita”, visitabile fino al primo giugno su prenotazione online all’indirizzo www.uniud.it/biblioteca-florio-visite.

Odorico nacque all’inizio degli anni Ottanta del Duecento e morì a Udine il 14 gennaio 1331. «Non c’è ragione di dubitare che sia nato a Pordenone, sebbene – precisa Andrea Tilatti, storico del Medioevo - esistano diverse congetture sulle sue origini famigliari. Egli fu un frate Minore e in tali vesti lo ricordano i pochissimi documenti coevi che lo nominano». Nel 2018 ricorre il settimo centenario della sua partenza per il viaggio, che sarebbe iniziato nel 1318 e l’avrebbe condotto fino in Cina. Tornato in Italia, nel maggio del 1330 gli fu ordinato dal ministro provinciale di fornire un resoconto del suo percorso.

«Venne così alla luce la Relatio – spiega Tilatti -, dettata a un confratello, fra Guglielmo da Solagna, nel convento del Santo di Padova. Fu un testo fortunato, diffuso innanzi tutto in una versione latina, anche se presto tradotta in diverse lingue “volgari”. Rimane di tale relazione una ricca e complessa tradizione manoscritta, oggetto di diverse versioni a stampa, a partire dal secolo XVI, fino all’ultima edizione critica del 2016 di Annalisa Marchisio».

Immediatamente dopo la morte, stimolata dai frati e sostenuta dal patriarca d’Aquileia, iniziò una devozione popolare, fiorirono numerosi miracoli e crebbe e si stabilì la sua reputazione di santità a Udine e nel patriarcato aquileiese. Il culto fu confermato con una beatificazione equipollente nel 1755. È ora in corso un processo canonico per insignirlo del titolo di santo.

«Tra Sei e Settecento – ricorda Tilatti -la figura del beato suscitò alcune iniziative editoriali, tanto di carattere devozionale, come quelle rappresentate dalle stampe di Gabello e Treo, quanto di carattere storico erudito. Ne sono traccia significativa le opere di Basilio Asquini (1737), che aveva indicato Udine come patria d’origine di Odorico, di Gian Giuseppe Liruti (1760), che in polemica con Asquini ristabilì sulla base delle fonti la nascita pordenonese, o dell’operetta uscita anonima nel 1761, attribuita a Giuseppe Venni o a Francesco Antonio Benoffi, che rimase a lungo la miglior sintesi storica su Odorico».

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