Home / Cultura / Premio Rigoni Stern a Marco Paolini e Gianfranco Bettin

Premio Rigoni Stern a Marco Paolini e Gianfranco Bettin

Il riconoscimento per l'opera 'Le avventure di Numero Primo. Tra gli autori segnalati dalla giuria anche la gemonese Ilaria Tuti autrice di 'Fiori sopra l'Inferno'

Premio Rigoni Stern a Marco Paolini e Gianfranco Bettin

La giuria composta da Ilvo Diamanti, Paola Maria Filippi, Mario Isnenghi, Daniele Jalla e Paolo Rumiz, coordinata dalla giornalista Margherita Detomas, oggi martedì 13 marzo si è riunita al Muse, Museo delle scienze di Trento per decretare il vincitore dell'edizione 2018 del Premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi. E c'è anche una scrittrice friulana tra gli autori segnalati dalla giuria: la gemonese Ilaria Tuti, autrice di "Fiori sopra l'Inferno".
Il riconoscimento intitolato al grande scrittore italiano è andato a Marco Paolini e Gianfranco Bettin per l'opera “Le avventure di Numero Primo” (Einaudi).
"La fantafavola di Marco Paolini e Gianfranco Bettin - si legge nella motivazione - mette in scena un mondo futuro trasformato dalla biotecnologia in cui, però, l'intelligenza artificiale scopre di poter avere, senza saperlo, anche un cuore. In questa realtà la montagna preserva una sua irriducibile differenza rispetto a un mondo globalizzato, in cui Marghera e Venezia invadono la pianura fino alle Alpi e lo stesso mare perde la sua specificità. Dalla montagna viene alla luce Nicola, un Numero Primo come preferisce essere chiamato, lo strano e delizioso protagonista del libro. Emergendo da un ghiacciaio. La montagna è il rifugio dove lui, la capra bionica e Ettore, il padre adottivo, riparano nel momento del pericolo. E la montagna è dove muore Matilda – la “madre” – uscita vincitrice nella sua lotta per la preservazione dell'Uomo. In un rifugio di ghiaccio a chiusura del cerchio”.
La giuria del Premio Mario Rigoni Stern ha ricevuto quest'anno molti più libri che nelle precedenti edizioni, ben 54 volumi. In considerazione della originalità e varietà delle opere pervenute, ha quindi ritenuto opportuno portare eccezionalmente la rosa dei segnalati a cinque. Due volumi affrontano temi di particolare criticità della montagna oggi: la fragilità del suo paesaggio e la presenza di nuovi abitanti venuti da lontano. Tre invece con grande capacità narrativa raccontano la montagna passata e presente.
Le molteplici forme di “ritorno alla montagna” segnano i nostri anni e rinnovano anche la tipologia delle opere presentate al premio, non più marcate come segno troppo prevalente dalla nostalgia e dal rimpianto.
Le segnalazioni
Ilaria Tuti, Fiori sopra l'Inferno (Longanesi)
Ilaria Tuti propone una immagine della montagna lontana da ogni compiacimento e visione edulcorata. L'ambiente alpino è magistralmente descritto dall'autrice nelle sue durezze e malvagità che tuttavia non ne compromettono fascino e suggestione. Le indagini della protagonista portano alla luce storie e dinamiche dove il presente e il passato si intrecciano creando uno scenario ai limiti della credibilità.
AAVV, Per forza o per scelta. L'immigrazione straniera nelle Alpi e negli Appennini (Aracne)
Elaborazione e ampliamento saggistico di un convengo (Bolzano, 2017) questo volume riunisce gli approcci multidisciplinari di sociologi, antropologi, economisti, sul grande e attualissimo tema della Immigrazione straniera nelle Alpi e negli Appennini.
Antonella Tarpino, Il paesaggio fragile (Einaudi)
L'affresco colto e pensoso di Antonella Tarpino esplora i territori, materiali e simbolici, di un'Italia vista dai margini, suggerendo “un nuovo sentire dei luoghi” con quattro itinerari 'minori' diversi e affini tra Piemonte e Liguria, ispirati e conclusi da un “uso ecologico della memoria”.
Gaëlle Cavalié, Cent heures de solitude (Paulsen – Guerin)
La salvezza che arriva dal cielo in forma di elicottero, dopo quattro giorni e quattro notti di bivacco solitario a quattromila metri, dà vita al piano-racconto del flusso dei pensieri, dei rimpianti, dei piccoli gesti, della paura, della giovane Gaëlle Cavalié. Senza veli e senza retorica offre uno splendido sguardo sulla dimensione più interiore dell'alpinismo moderno.
Massimo Bubola, Ballata senza nome (Frassinelli).
Grande Guerra e montagna è un binomio inscindibile. Massimo Bubola nella sua Ballata senza nome canta e rievoca la conclusione del primo conflitto mondiale dando identità e voce alle spoglie dei soldati fra i quali fu scelto il Milite Ignoto.
Raggiunti dalla notizia Marco Paolini e Gianfranco Bettin hanno dichiarato di essere onorati "di questo premio e particolarmente felici di onorare a nostra volta Mario Rigoni Stern.
Mario era un amico e un punto di riferimento umano, morale e culturale, ed è tuttora una fonte di ispirazione costante. La montagna che nel nostro libro raccontiamo con trepidazione per le sue sorti, insidiate dai mutamenti climatici e dallo spreco, dal dissesto prodotto da certi usi scriteriati, e con meraviglia per la sua bellezza perdurante, è quella che ci ha insegnato ad amare e rispettare, che ha insegnato a tutti ad amare e rispettare. E anche il cuore vivo della storia che abbiamo portato in scena e sulla pagina scritta, il luogo in cui Numero Primo viene al mondo e dove trova riparo, un'opportunità e un messaggio che valgono per tutti, proprio come Mario Rigoni Stern aveva detto con parole limpide e profonde, indimenticabili".
La giuria del premio Mario Rigoni Stern per la letteratura multilingue delle Alpi è composta da personalità di spicco del mondo culturale italiano.
llvo Diamanti, professore di Scienza Politica all’università di Urbino e di “Régimes Politiques Comparées” nel master Etudes Politiques all’Università Parigi II, pubblicista e autore di numerosi saggi politici.
Paola Maria Filippi, docente di letteratura tedesca e traduzione letteraria presso l’Università di Bologna, responsabile scientifico della Österreich Bibliothek / Centro LAI di Trento, membro, fra le altre, dell’Accademia Roveretana degli Agiati e di Villa Vigoni, traduttrice letteraria e saggista.
Mario Isnenghi, già direttore del Dipartimento di Studi Storici e professore di Storia Contemporanea presso l’università di Venezia, autore di numerosi articoli e saggi in particolare sulla Grande Guerra.
Daniele Jalla, storico di formazione, funzionario e dirigente della Regione Piemonte dal 1980 al 1994, dal 1994 al 2012 ha diretto i Musei civici e i servizi museali della Città di Torino. Già presidente di ICOM Italia, è stato membro del Consiglio superiore dei beni culturali e docente a contratto di museologia presso diversi Atenei. Nella sua attività di ricerca si è interessato in particolare di storia orale, di storia della deportazione, di museologia e museografia, di Alpi e di storia valdese. Sull’insieme di questi argomenti ha pubblicato tra saggi, articoli e volumi più di 150 titoli.
Paolo Rumiz, scrittore, giornalista e inviato in zone di guerra, vincitore di numerosi premi per i suoi reportage.
Il coordinamento della giuria è affidato a Margherita Detomas.
Mario Rigoni Stern è stato uno degli scrittori più significativi del secondo dopoguerra ed ha portato nella sua scrittura non solo le vicende e i vissuti di una generazione che ha sperimentato il dramma della Seconda guerra mondiale e della ritirata di Russia ma anche una visione del mondo particolarissima che attinge a profonde radici di umanità, a un rapporto strettissimo con la natura e a una visione positiva dell'essere umano. Tra le sue opere più note si ricorda Storia di Tönle, Il sergente nella neve, L'anno della vittoria, Le stagioni di Giacomo, Arboreto salvativo, Stagioni.

0 Commenti

Cronaca

Economia

Politica

Spettacoli

Sport news

L'APPELLO

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori