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Serpic, una ricerca artistica senza fine

La produzione matura dell’artista latisanese Sergio Simeoni va da pirotecniche policromie ai misteriosi bianchi e neri ricchi di energia e ai progetti orafi

Serpic, una ricerca artistica senza fine

Viluppi aggressivi, Cespugli spinosi, tratti grevi, rapidi e griffagni, inquieti e corrosi, brandelli minimali o tracce di un ordine sconvolto incombono con senso di vertigine. Esplosioni come al fosforo, scie, impronte, lampeggiamenti improvvisi di una catastrofe dardeggiano in atmosfere d’incubo. Conglomerati di germinali forze di propulsione, traslaati di segni e di forme, compenetrazioni stratificate di convulsioni grafiche, di magmatici fermentanti brulichii, sfuggendo alle dimensioni riduttive del piano pittorico si ingorgano di superfici e di volumi in straziate, lacerate prospettive. La scrittura pur di una trama strutturale risentita, si fa automatica; scaturisce da impulsi interiori, in un crescendo di tensioni e di inesauribile forza”. Così Licio Damiani descriveva due anni fa la pittura di Sergio Simeoni (in arte Serpic), in occasione dell’esposizione ‘Un sogno sereno’, pensata per sostenere la ricerca sulla sclerosi multipla.
Nato a Latisana il 18 giugno 1938, Simeoni trascorre l’infanzia tra le macerie della guerra. La passione per la pittura e il disegno è innata e aumenta col tempo. A 18 anni, nel tempo libero dal lavoro, inizia la produzione artistica e frequenta  i pittori itineranti di Lignano. Quasi per gioco nascono i primi ritratti, i paesaggi e le sculture e decide per il nome d’arte Serpic. Negli anni l’artista matura e acquisisce una più alta espressione sentimentale e decide di approfondire la conoscenza dei grandi maestri dell’arte contemporanea.

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