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Confagricoltura Fvg: il no al Ceta sarebbe un autogol

"Il Governo tenga conto delle istanze dei due terzi delle aziende agricole italiane", dice Cressati

Confagricoltura Fvg: il no al Ceta sarebbe un autogol

"Con il Ceta vengono tutelate ben 41 denominazioni italiane (prosciutto di San Daniele compreso), pari a oltre il 90 per cento del fatturato dell’export nazionale a denominazione d’origine, che senza questo accordo non godevano di nessuna tutela sui mercati canadesi". Così il presidente di Confagricoltura Fvg, Claudio Cressati. "Chiediamo al Governo di valutare con la dovuta attenzione gli effetti fortemente negativi derivanti dalla mancata ratifica di un importante accordo con una delle sette grandi economie del mondo e valutiamo positivamente, in questo senso, quella che auspichiamo essere una parziale apertura da parte del Ministro dell’Agricoltura, Gian Marco Centinaio, il quale ha dichiarato a Bruxelles di voler “capire con dati concreti se realmente il Ceta è vantaggioso”, dal momento che - sempre secondo quanto ha affermato Centinaio – il Governo non ha altri dati rispetto a quelli della Commissione europea”, continua Cressati.

"Riteniamo necessario che il Governo tenga conto delle istanze che vengono da Confagricoltura, ma anche da Cia, Copagri e Alleanza delle cooperative agroalimentari, un coordinamento che rappresenta oltre i due terzi delle aziende agricole italiane, pari al 60 per cento del valore della produzione agricola e della superficie nazionale coltivata e con oltre 800mila persone occupate nelle imprese rappresentate, e che è nettamente a favore della ratifica dell’accordo", prosegue il presidente.

"Senza il Ceta non si potrebbe verificare un aumento dei contingenti di export a dazio zero, e quindi una crescita esponenziale delle esportazioni italiane ed europee, e non si arriverebbe a una maggiore tutela per le produzioni agroalimentari nazionali, le cui denominazioni, al contrario, potrebbero essere liberamente usate dai canadesi. La fondamentale importanza del Ceta sta nel riconoscimento del principio delle indicazioni geografiche e del loro legame con il territorio; riconoscimento che, essendo frutto di 7 anni di trattative e mediazioni, non può essere ovviamente considerata una totale vittoria, ma che apre un grande spiraglio per un confronto approfondito e continuativo su questo tema", mette in evidenza Confagricoltura Fvg.

"Analizzando l’importanza dell’accordo con il Canada in una prospettiva più ampia, il Ceta rappresenta un significativo passo in avanti in tema di semplificazione e regolamentazione del commercio globale, poiché prevede l’eliminazione di tariffe su oltre il 90 per cento dei prodotti europei e l’avvio di un iter di confronto e cooperazione regolamentare", rimarca Confagricoltura Fvg.

"Il Ceta è il primo accordo di tipo misto e va pertanto ratificato da tutti i parlamenti nazionali affinché entri completamente in vigore. In questo senso, la mancata ratifica, oltre a creare disagi diplomatici e d’immagine tra l’Ue e il Canada, rappresenterebbe anche uno strappo del Paese nei confronti del Parlamento e dell’esecutivo comunitario, in una fase delicata in cui discute della riforma della Pac. Il no al Ceta arrecherebbe un grave danno al principio della politica commerciale comune dell’Europa, fondamentale per contrastare la politica dei dazi del presidente Trump e per scongiurare, al contempo, lo scoppio di nuove guerre commerciali", conclude Cressati.

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