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La mia cucina fuori dalla mischia

Chef Rubio, un passato da rugbista e da cuoco-viaggiatore, piace al pubblico della tv perchè è schietto e verace. “L’arte culinaria è solo un tramite per parlare di cultura e di popoli”

La mia cucina fuori dalla mischia

Dai fornelli alla palla ovale, e ritorno. Gabriele Rubini, meglio noto come Chef Rubio, spicca tra i cuochi che hanno invaso la televisione negli ultimi anni per il suo modo di fare schietto, informale, quasi ‘rustico’. Non a caso, tatuata sulle sue nocche c’è la scritta ‘Fish & chips’, a ricordare un celebre ‘cibo da strada’ come quelli che ama tanto e che l’hanno portato al successo attraverso la trasmissione ‘Unti e bisunti’, in onda su Dmax, che a settembre partirà con la terza stagione. “La cucina è uno strumento per parlare di cultura, di popoli – sostiene Chef Rubio -. L’arte culinaria è solo un tramite, mentre il punto di partenza e quello di arrivo sono sempre le persone, il loro vissuto, la loro storia, il territorio”.
Martedì 17 dalle 15 Rubio sarà ospite della terza edizione della fiera ‘Cucinare’ (a Pordenone da venerdì 13 fino al 17 febbraio), che ruota attorno ai sapori mediterranei e di confine e propone un ricco calendario di incontri con gli chef più interessanti del momento, sapientemente ‘mescolati’ dal direttore artistico dell’evento Fabrizio Nonis.

Rugbista, chef o personaggio tv: quale definizione le appartiene di più?
“In realtà non mi riconosco in una definizione, ma in quello che faccio. Il rugby è stata – ed è tuttora – una parte di me, così come la cucina, che è un lavoro, ma soprattutto una passione. Poi c’è la televisione, che mi diverte e mi interessa. In questo momento riesco a gestire insieme queste tre attività, per cui non posso sceglierne solo una”.

Lei è diventato famoso per un programma sullo street food, ‘Unti e bisunti’, ma a Pordenone cucinerà con uno chef stellato. È pace fatta tra queste due concezioni di cucina?
“È vero che ultimamente la cucina cosiddetta ‘alta’ strizza l’occhio al cibo di strada, ma io non ci ho mai visto un contrasto. Chi ha voluto contrapporre due mondi, lo ha fatto solo per amor di polemica. Ogni chef sa che l’alta cucina si fa con la qualità della materia prima, che si lavori in un ristorante stellato o in una trattoria. Il resto, come la presentazione, il locale, la raffinatezza del servizio sono questioni diverse”.  

Conosce i piatti friulani? Li ha mai preparati?
“Conosco il Friuli, apprezzo anche i suoi piatti, ma non mi ci sono mai cimentato. La mia visita a Pordenone, alla fiera ‘Cucinare’ sarà l’occasione per esplorare un po’ di più questo mondo e anche per fare un giro ‘mangereccio’ dalle vostre parti. In fiera, assieme ad Alessandro Breda, chef del ristorante Gellius di Oderzo preparerò sarde sul saor espresso, crema di patate affumicate con baccalà cotto e crudo, cenere di verdure”.

Cosa consiglia di preparare per San Valentino o comunque per una cena romantica?
“Io in genere non festeggio San Valentino, un evento più che altro commerciale. Il menù per conquistare qualcuno, per me non esiste. Preferisco puntare su altro: sintonia, personalità e fascino”.

Piacciono di più i suoi baffi a manubrio o i tatuaggi?
“Non saprei. Sono sicuro che qualche danno l’ho creato, nel senso che credo che qualcuno mi abbia copiato sia i baffi sia i tatuaggi, che non sono proprio da bravo ragazzo”.

Chi è il suo pubblico e che rapporto avete?
“Il mio pubblico è trasversale, ovviamente ci sono persone di tutti i tipi. Il rapporto all’inizio è stato entusiasmante, sorprendente, ma anche più invadente. La gente cominciava appena a conoscermi, quindi era una novità essere additato per strada, gli autografi, l’affetto. Adesso è tutto più tranquillo. I fan in genere mi contattano via social network, mi chiedono ricette, consigli, pareri. Rispondo quando posso, altrimenti non avrei tempo per fare nient’altro”.

Anche qui da noi il barbecue è una tradizione. Da giudice de ‘I re della griglia’, quali sono i segreti per un risultato perfetto?
“Non esiste la grigliata perfetta e i segreti sono quelli di Pulcinella. Certo, per il risultato migliore bisogna conoscere la materia prima, scegliere carne di qualità e padroneggiare tempi e tecniche di cottura”.

Lei è stato per molto tempo un atleta. Da chef, cosa non dovrebbe mancare mai nel piatto di uno sportivo?
“Sicuramente il giusto equilibrio tra i componenti dei piatti: proteine, carboidrati, fibre. Gli atleti hanno bisogno di una dieta equilibrata, ma anche di uno stile di vita sano, per una prestazione ottimale”.

Il ‘Sei Nazioni’ gustato da dietro i fornelli
Nella doppia veste di ex-giocatore e di volto televisivo amatissimo anche dalla Rete, Chef Rubio è uno dei protagonisti di ‘Rugby Social Club’, il programma in onda su Dmax che segue le sorti della nazionale italiana nel torneo ‘6 nazioni’. L’Italia ha già giocato contro l’Irlanda (perdendo 26 a 3), ma il cammino fino al 21 marzo, quando si disputerà l’ultimo match, è ancora lungo. “Anche se abbiamo perso la prima partita, non è tutto da buttare – commenta Chef Rubio -. Il gruppo è motivato e la linea verde, cioè i giocatori più giovani, si sono integrati bene con i veterani, creando un bel mix tra esperienza e sfrontatezza. Però si tratta sempre di un torneo, va vissuto senza drammi, ma con impegno”. Nel corso della sua carriera da atleta, Rubio si è trovato a giocare spesso con il friulano Alessandro Zanni. “Ale è un amico – racconta – lo conosco fin da piccolo. Purtroppo si è infortunato, ma sono sicuro che darà il massimo per poter recuperare al più presto”.

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