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Il Friuli in edicola, venerdì 11 maggio 2018

Il Friuli in edicola, venerdì 11 maggio 2018

Padri sotto inchiesta - Il ruolo paterno finisce sul banco degli imputati (e in una mostra). Ecco gli errori da evitare nel crescere i propri figli

Per essere un buon Padre serve disciplina - I cinque fattori che secondo don Alessio Geretti, curatore della mostra di Illegio, hanno messo in crisi la paternità. Se affrontati possono diventare la sua rinascita
Il concetto del buon padre di famiglia, pare in crisi. Essere genitori non è mai stato semplice, ma sono tali e tanti i casi nei quali si avverte la carenza o peggio l’assenza del padre da chiedersi cosa stia accadendo. Don Alessio Geretti, curatore della mostra “Padri e figli” a Illegio, offre una lettura capace di fornire parecchi spunti di riflessione.
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Tre regole per essere un bravo papà - Impostare un corretto rapporto coi figli fin dal primo giorno è fondamentale per accompagnarli in una crescita serena.
Il segreto è solo uno: ‘essere padre’ e non recitare
Da tempo diversi studi hanno la figura paterna sia un importante per lo sviluppo dei più piccoli. Un ‘buon papà’, attento ai bisogni del figlio, lo farà diventare un adulto sereno.
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Combatto il male col sorriso - Federica Rizzi da anni convive con diversi tumori, ma riesce a essere comunque una persona solare: “Affronto la malattia per me e per la mia famiglia. I miei figli e mio marito sono la mia forza”
Lei ha una grande voglia di andare avanti, nonostante tutto, che sa contagiare chi le sta vicino. Federica Rizzi, 44 anni di Colugna, nel 2015 scopre di avere un tumore al seno, già in metastasi. Da lì inizia il calvario: si sottopone alla chemioterapia, ma dopo qualche giorno deve essere ricoverata. Sta in ospedale quattro mesi, dal momento che un batterio ha approfittato delle sue basse difese immunitarie per attaccare un braccio. In quei 120 giorni, 12 dei quali trascorsi in coma, Federica è stata sottoposta a 27 interventi. Lo scorso anno il male si ripresenta nei polmoni, nel fegato e nelle ossa. “Eppure, sono sempre positiva”, racconta.
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40 anni fa la legge che liberò i matti - Il 13 maggio 1978 viene approvata la ‘180’, ma ci sono voluti 16 anni per la sua attuazione. In regione, a Udine, Gorizia e Trieste, dove l’esperienza di Franco Basaglia prese vita, gli ex ospedali psichiatrici ora sono luoghi di vita restituiti alla città
Chi ha visto e conosciuto il manicomio dopo il 1978 non può immaginare ciò che quell’istituzione aveva rappresentato fino ad allora.
Per il Paese, il 1978, è stato un anno di grandi cambiamenti. Pochi giorni dopo l’uccisione di Aldo Moro, il 13 maggio, il parlamento italiano emana la Legge 180, altrimenti nota come Legge Basaglia dal nome dello psichiatra che tra gli Anni ’60 e durante tutti gli Anni ’70, prima nel manicomio di Gorizia e poi in quello di Trieste, rivoluzionò la psichiatria. Una legge che divise l’opinione pubblica e il mondo politico, perché l’idea di “liberare i matti” non poteva non destare paura e apprensione.
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Piazzale diacono, giù dalla Bici! - Udine - Parte il rifacimento degli attraversamenti in porfido e pietra, che saranno sostituiti dall’asfalto. Via le strisce ‘ciclabili’: un ‘buco’ nella ciclovia Alpe Adria
Partiranno nei prossimi giorni i lavori di sistemazione degli attraversamenti di piazzale Diacono e quelli situati nelle strade che qui affluiscono, opera che fa parte dell’appalto per la riasfaltatura del ring cittadino. Ma per passare, in futuro i ciclisti dovranno scendere dalla loro amata due ruote. Si tratta di un intervento molto atteso dai cittadini, visto le condizioni precarie, per non dire disastrose, delle attuali ‘zebre’. Già, perchè oltre 10 anni fa, quando fu creata la nuova rotonda, si scelse di realizzare gli attraversamenti in porfido e pietra. Una decisione poco felice, dal momento che il passare del tempo e degli automezzi ha sconnesso i passaggi, rendendoli pericolosi non solamente per gli pneumatici e le sospensioni delle autovetture, ma soprattutto per i pedoni, ciclisti e motociclisti.
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Il rock? È diventato roba da museo - L’onda lunga del genere musicale che più di tutti ha influenzato anche costume e società si sta esaurendo, come la generazione delle grandi ‘superstar’. Grado celebra l’epoca d’oro con la mostra ‘Arte e Rock & Roll'
I segnali sono ormai più che evidenti: il rock, per come lo abbiamo conosciuto nella sua forma classica, è morto, o quantomeno è arrivato alle battute finali. Il riferimento è alla forma ‘classica’, quella delle superstar giunte al successo tra gli anni ’60 e ’70. Anche per motivi anagrafici, quell’onda mirabile si sta ritirando. Il 2016 e il 2017 sono stati gli anni delle morti illustri, il 2018 passerà alla storia come quello non meno doloroso dei ritiri dalle scene. Sono tanti, infatti, gli ultrasettantenni che, pensione o no, hanno deciso di dire ‘stop’ perlomeno al contatto diretto col pubblico, ossia ai tour.
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