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Approvato il ddl sul "Riordino del sistema Regione-Autonomie locali in Fvg"

Serracchiani: "Le aggregazioni comunali consentiranno l'interconnessione dei territori regionali con una conseguente razionalizzazione delle responsabilità e delle funzioni"

Approvato il ddl sul

Primo fondamentale passo per dar vita ad un nuovo sistema istituzionale regionale fondato su due pilastri: la Regione e il Comune. La Giunta regionale del Friuli Venezia Giulia, riunita questa sera a Udine, ha infatti approvato in via preliminare, su proposta dell'assessore alle Autonomie locali Paolo Panontin, lo schema di un disegno di legge (ddl) di "Riordino del sistema Regione-Autonomie locali in FVG", finalizzato a valorizzare un sistema policentrico che favorisca le Unioni di Comuni chiamati a gestire importanti funzioni in forma associata.

Viene data così attuazione anche in questo settore al Programma di governo dell'Esecutivo regionale, "con il preciso intento - spiega la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani - di recuperare efficienza, di essere meno burocratici, di costare meno", perché "l'organizzazione basata sulle aggregazioni comunali consentirà la migliore interconnessione dei territori della Regione con conseguente razionalizzazione delle responsabilità e delle funzioni".

In sostanza si tratta di "un intervento riformatore innovativo e di ampio respiro - aggiunge l'assessore Panontin -, con una chiara volontà di realizzare un sistema equilibrato, di semplificazione istituzionale e di valorizzazione dell'autonomia locale, più efficiente e meno costoso. Prevediamo a questo riguardo un monitoraggio dei livelli di efficacia ed efficienza e dei previsti risparmi di spesa nella gestione delle Unioni da realizzare già nel primo triennio".

Un provvedimento che è il risultato di un'attenta valutazione dei profili di compatibilità rispetto al quadro costituzionale vigente e, contemporaneamente, rispetto alle avviate riforme costituzionali, fra cui, in particolare, le proposte di legge costituzionale che modificano lo Statuto regionale del Friuli Venezia Giulia e determinano l'abolizione delle attuali Province.

 

Piano di riordino territoriale

L'articolato, più snello ed essenziale della bozza circolata in questi mesi, in 40 articoli indica modalità e tempi per la predisposizione da parte della Regione di un "Piano di riordino territoriale" che, secondo criteri precisi e tenuto conto delle istanze dei Comuni, delimita le forme associative preposte all'esercizio coordinato di funzioni comunali, sovracomunali e di area vasta.

Parallelamente disciplina l'ordinamento delle forme associative, denominate "Unioni territoriali intercomunali", quali enti locali con natura giuridica di Unione di Comuni, e individua le funzioni da svolgere in forma associata. "Attraverso il Piano di riordino territoriale la Regione - così la presidente del Friuli Venezia Giulia Serracchiani - formula una proposta di aggregazione, lasciando comunque ai Comuni la possibilità di chiedere l'adesione ad un'aggregazione diversa, qualora adiacenti a quest'ultima o a Comuni con essa confinanti".

"Per l'Unione - aggiunge l'assessore Panontin - abbiamo immaginato un modello di governance agile, affidata ad un'assemblea, quale organo di indirizzo, e a un presidente, eletto tra i sindaci dell'Unione stessa. Considerata la possibile eterogeneità territoriale e strutturale dei Comuni che compongono ciascuna Unione, abbiamo proposto un modello che attribuisce al voto dei sindaci un peso diverso in base alla popolazione residente, il cosiddetto voto ponderato".

Come detto, le Unioni sono chiamate a gestire alcune funzioni che attualmente sono in capo ai Comuni, alla Regione nonché alle Province e alle Comunità montane, queste ultime definitivamente superate con questo provvedimento. La partecipazione alle Unioni rimane obbligatoria, come per il Delrio, per i Comuni fino a 5.000 abitanti (o 3.000, se montani). È facoltativa per le realtà tra i 5 e i 30.000 abitanti, pur costituendo condizione per la piena fruizione dei trasferimenti regionali.

La partecipazione è facoltativa senza conseguenze finanziarie per i Comuni oltre i 30.000 abitanti. "Riteniamo inoltre che le fusioni rappresentino un tassello fondamentale del processo di riordino - evidenzia Serracchiani - e per questa ragione abbiamo ipotizzato uno strumento, il Programma annuale delle fusioni, attraverso il quale la Giunta si farà promotrice delle aggregazioni di quei Comuni che in termini di ampiezza, entità demografica, assetto organizzativo e finanziario, non sono più in grado di garantire un adeguato sviluppo socio-economico e culturale del proprio territorio. Naturalmente proporremo il programma al parere dei Comuni interessati, che potranno anche attivare forme di consultazione popolare".

 

Più nel dettaglio, il disegno di legge (ddl) di "riordino del sistema Regione-Autonomie locali in Friuli Venezia Giulia", approvato oggi dalla Giunta regionale, all'articolo 20 indica le funzioni da esercitare in forma associata, per le quali le Unioni avranno sia poteri gestionali che decisionali: organizzazione generale dell'amministrazione, gestione finanziaria, servizi sociali, edilizia scolastica, polizia locale, sportello unico delle attività produttive, organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito comunale; catasto, programmazione territoriale sovracomunale, protezione civile, raccolta e smaltimento rifiuti, statistica.

L'articolo 21 indica invece le funzioni da gestire in forma associata, ma deliberate a livello di singolo Comune: pianificazione territoriale comunale, opere pubbliche, procedure espropriative, programmazione e gestione dei fabbisogni di beni e servizi, riscossione tributi, energia. Con l'articolo successivo, il 22, si prevede comunque che i Comuni possano delegare alle Unioni funzioni ulteriori rispetto a quelle obbligatorie.

L'articolo 24 risponde invece all'esigenza di ridurre le competenze delle Province a seguito della trasformazione in Ente di secondo grado, in attesa del loro definitivo superamento. In particolare talune funzioni saranno trasferite alla Regione, mentre quelle in materia di lavoro rimarranno nella loro competenza fino alla prossima istituzione dell'Agenzia regionale per l'Impiego.

Altre funzioni provinciali saranno trasferite ai Comuni e alle Unioni. Le Unioni possono associarsi tra di loro o con singoli Comuni che non aderiscono all'Unione per gestire funzioni o servizi di area vasta stipulando autonome convenzioni.

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