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Consiglio comunale straordinario a Monfalcone per discutere del caso Eaton

Presenti anche sindacalisti ed RSU aziendali. "Non puntiamo subito alla ricollocazione"

Consiglio comunale straordinario a Monfalcone per discutere del caso Eaton

Il caso Eaton arriva anche in consiglio comunale. Convocato d’urgenza qualche giorno fa, il consiglio si è riunito con una sola assenza per discutere la grave situazione che incombe da ormai qualche giorno su 200 lavoratori e altrettante famiglie. A presenziare all’assise anche i sindacati ed i rappresentati dei lavoratori che, in un clima misto tra tensione e amarezza, hanno constatato come se a novembre era stato rilevato, dall’azienda, un aumento della produzione, di colpo proprio durante il periodo natalizio è arrivata la decisione finale di chiudere definitivamente lo stabilimento monfalconese. Presenti in aula anche i sindaci di Fogliano, Antonio Calligaris, e di San Pier d’Isonzo, Riccardo Zandomeni, in fascia tricolore, assieme ai rappresentanti delle amministrazioni comunali di Duino Aurisina, Staranzano e Gorizia, oltre che al consigliere regionale Roberto Marin. Qualche consigliere ha anche gridato alla frode, ma tutte le forze politiche, destra e sinistra, si sono trovate unite sull’ordine del giorno condiviso approvato: compatto il comune deve cercare con tutte le sue forze, assieme a sindacati e regione, di convincere il Ministero dello Sviluppo Economico, con il quale ci si incontrerà il 25 gennaio, ad utilizzare ogni mezzo per scongiurare la chiusura definitiva dell’impianto.

“Il comune non ha competenze primarie” ha esordito il sindaco Anna Maria Cisint “ma dobbiamo fare squadra insieme. Siamo al fianco dei lavoratori in questa tragedia. Poche città hanno un rapporto così alto tra cittadini e quantità di aziende come la nostra”. “Il ministero apra il tavolo per risolvere i problemi dello sviluppo economico del territorio” ha proseguito Cisint, sottolineando anche come sia “necessario intervenire assieme tra istituzioni a livello locale, regionale e nazionali assieme ai sindacati e alle parti sociali”.

“L’azienda non racconta la verità” ha sottolineato Livio Menon, segretario provinciale della Fiom Cgil, “si è sottratta al dialogo. E le leggi degli ultimi venti anni sicuramente non aiutano. E’ un dato di fatto che l’azienda voglia delocalizzare la produzione, non solo a Monfalcone ma anche negli altri punti di produzione in Italia. Bisogna fermare la disindustrializzazione del nostro territorio”.

A lui fa eco Antonio Rodà, segretario della Uilm Gorizia: “L’azienda ha una responsabilità sociale, ha sfruttato il territorio e poi ha gettato nella disoccupazione e depressione intere famiglie. Di fronte ad un’azienda che chiude e con un’età media dei lavoratori così delicata il fattore tempo è fondamentale, si possono trovare dei partner, non possiamo pensare subito ad un ricollocamento delle maestranze”.

Consiglio comunale, alla fine, concorde. Tutti gli interventi dei consiglieri comunali che hanno poi preso la parola hanno avuto un unico fulcro: l’azienda deve riprendere a lavorare e deve salvaguardare quei posti di lavoro. Il comune dà la massima solidarietà e si attiverà per dare una mano, nei limiti delle sue possibilità.

Mentre, poco dopo, gli stessi operai si sono ritrovati ancora una volta per una riunione sindacale interna. Il presidio continua ma la tensione e la tristezza sono tante. 

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