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Foibe: onorificienza all'ultimo testimone Giusepe Comand

La presidente del Fvg, Debora Serracchiani: "L'Italia non dimentica e che quelle vite spezzate nell’orrore e nello strazio non potranno mai uscire dalla nostra compassione"

Foibe: onorificienza all'ultimo testimone Giusepe Comand

La presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani ha espresso in una lettera a Giuseppe Comand, novantasettenne di Latisana (Udine), ultimo testimone oculare del recupero dei corpi degli italiani infoibati, “i sensi della gratitudine e della commozione” suscitati dalla notizia dell’onorificenza di commendatore al merito della Repubblica conferitagli dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

“Sono profondamente grata al Capo della Stato – scrive Serracchiani - per la sensibilità e l’attenzione che ha dimostrato nei Suoi confronti, a Lei come persona e come testimone di una tragedia nazionale. Partecipando, giovanissimo, al recupero delle salme degli italiani infoibati in Istria, Lei ha preso parte con senso civico a una delle operazioni più dolorose che si possano immaginare”.

L’onorificenza, continua la presidente della Regione, “è la testimonianza che l’Italia non dimentica e che quelle vite spezzate nell’orrore e nello strazio non potranno mai uscire dalla nostra compassione. L’aberrazione che portò alla tragedia delle foibe deve rimanere un monito vivo soprattutto nelle giovani generazioni. Intorno al fanatismo bestiale delle ideologie siamo chiamati a costruire, giorno per giorno, muri così alti da isolarne i latrati. I valori europei di civiltà non sono conquistati una volta per tutte e la natura umana è sempre esposta al rischio di retrocedere alla barbarie, quando si spengono il lume della ragione e l’afflato di fratellanza che – sottolinea - sono incarnati nella sua esperienza di vita”.

Definendo la storia delle foibe quale “cicatrice incancellabile della storia d’Italia”, Serracchiani auspica che la “lunga e benemerita vita” di Comand “sia testimonianza della vittoria della pietà e della pace sull’oppressione e sulla violenza”. La Sua onorificenza – conclude - rappresenti il segno tangibile di un solenne, vigile e indimenticato “mai più”.

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