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Ogni scusa è buona per rimandare l’esame

Senato: siamo arrivati alla pausa estiva e il caso Sappada non è ancora tornato in aula

Ogni scusa è buona per rimandare l’esame

Senato: siamo arrivati alla pausa estiva e il caso Sappada non è ancora tornato in aula. Eppure pareva che questa fosse la volta buona. il 31 maggio il disegno di legge presentato dalla bellunese Raffaela Bellot (una prececente proposta era stata avanzata da Isabella De Monte) era approdato in aula, ma - causa l’assenza della relatrice, Patrizia Bisinella - l’esame fu rinviato. Rimesso in calendario il 6 luglio fu rimandato a causa del codice antimafia, l’11 per la convesione del decreto vaccini, poi per la conversione del decreto Mezzogiorno (le conversioni hanno la precedenza su tutto) e infine per la conversione del decreto sulle banche venete. In teoria, finite le urgenze, se ne sarebbe dovuto parlare, anche perché lo stesso capogruppo del Pd, Luigi Zanda, affermò che era necessario rimandare la discussione sullo ius soli per occuparsi dei sappadini. E, invece, non si è trovato il tempo per esaminare la questione sappadina liquidabile in poche decine di minuti (ma quello per rispondere e discutere di mozioni e interrogazioni sì).
Amaro il commento della senatrice Bellot: “Ora i decreti sono finiti da giorni, ma per fortuna arriva la chiusura dei lavori d’aula per la pausa estiva a garantire ancora settimane di stasi a tutte le forze che continuano a voler tenere Sappada nel limbo. Ieri, primo agosto, in aula avevo chiesto la parola al presidente Pietro Grasso. Che non me l’ha concessa. Forse perché aveva ben chiaro dove sarebbe andato a parare il mio intervento. E non avendo più decreti da erigere a baluardo del diniego a riportare in aula il voto su Sappada, ha ben pensato di negarmi la possibilità di parlare. Ecco, sappiano i sappadini che non sono stati dimenticati, così come sappia chi ancora ha a cuore la difesa degli strumenti della democrazia che dalla mia posizione di minoranza ho fino all’ultimo fatto il mio dovere”.

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