Home / Politica / Svolta a destra in Austria: “Nessun pericolo per la democrazia”

Svolta a destra in Austria: “Nessun pericolo per la democrazia”

Di avanzata della destra si è parlato in questi mesi anche a proposito dell’Austria

Svolta a destra in Austria: “Nessun pericolo per la democrazia”

Di avanzata della destra si è parlato in questi mesi anche a proposito dell’Austria. Ma il caso dei nostri ‘vicini’ è comparabile con quanto sta accadendo nel nostro Paese? Quali sono le differenze e qual è la reale situazione oltreconfine? Lo abbiamo chiesta a Marco Di Blas, giornalista esperto dell’Austria e autore del blog ‘Austria vicina’. “Dobbiamo partire dal fatto - spiega il giornalista - che il panorama politico austriaco è più semplice del nostro. Ci sono tre partiti (socialdemocratico, popolare e liberale) che raccolgono ciascuno un terzo dei voti, più due partitini al di sotto del 10%. Chi raccoglie i voti della destra radicale è il Partito liberale”.

Che tipo di formazione politica è il Partito liberale?
“Storicamente, il partito, laico, affonda le proprie radici nell’800 ed è quello che ha portato l’ammodernamento in epoca imperiale. Dopo la seconda guerra mondiale, diversi ex nazisti sono dirottati qui. Tanto che il Partito liberale è stato chiamato liberal-nazionale: conteneva due anime, una nazionalsocialista e una liberale”.

Permane questo elemento nazionalsocialista?
“Nel corpo elettorale, si è andato estinguendo per ragioni fisiologiche, oggi prevale la componente populista, xenofoba e anti islamica. Se parliamo della testa, però le cose cambiano. A livello di vertice l’elemento nazionalsocialista è più rappresentato. Qui ci sono persone con studi univesitari (a differenza della base) che fanno parte di associazioni goliardiche chiamate ‘Burschenschaft’, molto caratteristiche ed estremamente nazionaliste. Su 51 deputati liberali, 17 vengono da qui. Come Heinz-Christian Strache, vicecancelliere, o Norbert Hofer, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che fu candidato alla presidenza della Repubblica”.

E’ un nazionalismo simile al nostro?
“No. Non dicono di essere nazionalsocialisti dal momento che il nazismo è fuori legge. Ma di quelle associazioni fanno parte solo maschi, di chiara origine tedesca, i loro vessilli hanno i colori della bandiera tedesca e si rifanno alla mitologia germanica. Insomma, manca solo la croce uncinata. Quando si parla di nazionalismo austriaco, non si intende il patriottismo che può esserci da noi, ma di pangermanesimo”.

Quindi c’è stata una svolta a destra...
“Ma non come la intendiamo noi. Alle ultime elezioni, il Partito liberale ha raggiunto il 26%, registrando un più 5,5 per cento. Va detto, però, che in precedenza aveva perso voti a favore delle formazioni vicine a Jorg Haider. Adesso se li è ripresi. Si è molto rafforzato, invece, il Partito popolare (più 7%) il cui consenso era andato via via assottigliandosi. Si tratta di un partito conservatore cristiano, diverso dalla nostra Dc plurianime”.

Temi rischi per la democrazia in Austria?
“Direi di no, non ne vedo. Non è la prima volta che al governo vanno persone di quel tipo. Negli Anni ’70 ci finirono pure ex Ss e all’inizio del nuovo secolo altri nazionalisti sono finiti nel governo. La barra politica è saldamente nelle mani dei popolari e punta al centro. L’Austria non diventerà come la Polonia o l’Ungheria di Orban”.

E la stretta sui migranti?
“Quella è trasversale a tutte le forze politiche. Ricordo che il ministro che minacciò di portare i panzer al Brennero era socialdemocratico”.

0 Commenti

Cronaca

Spettacoli

Sport news

Economia

Cultura

L'APPELLO

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori