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Uti: il vero confronto inizia soltanto ora

Dialogo mancato (o mai cercato) tra Regione e Comuni. Ma il clima potrebbe cambiare. Serracchiani si gioca il tutto per tutto. Panontin: “Ho pensato di dimettermi in più di un’occasione”

Uti: il vero confronto inizia soltanto ora

Uti: su queste tre lettere la giunta guidata da Debora Serracchiani si gioca il tutto per tutto. E molti sindaci hanno da tempo intrapreso una battaglia – a volte ideologica, altre di sostanza – che intendono portare avanti a tutti i costi. Eppure, proprio nel momento in cui pare che la distanza tra le parti sia diventata incolmabile, la sensazione è che si sia superato il muro contro muro e che ci sia un timido tentativo di riportare il confronto su un piano diverso. La partecipazione che avrebbe dovuto contraddistinguere l’inizio del percorso – e che secondo molti è mancata totalmente – potrebbe risorgere dalle ceneri di un dialogo mancato, forse mai cercato veramente.


L’uscita di Paularo dall’Uti della Carnia, ma soprattutto quella di Monfalcone dall’Uti Carso Isonzo Adriatico, ha acceso una lampadina nella testa di molti sindaci scettici, che ora restano in attesa di capire cosa accadrà ai municipi ribelli.


“Il vero rischio l’avremmo corso rimanendo nell’Uti”, afferma con convinzione Anna Maria Cisint, sindaco della città dei cantieri. Laconica la risposta dell’assessore regionale alle Autonomie locali Paolo Panontin alla domanda su cosa in effetti rischino i due municipi: “per quanto mi riguarda, semplicemente Monfalcone e Paularo non sono fuori dall’Unione”.
Su questa partita la maggioranza regionale si gioca molto, forse tutto. E l’assessore, esterno, che difende a spada tratta la legge, potrebbe trasformarsi in capro espiatorio, se già non lo è.

L’assessore: “porto una croce, però in questa riforma ci credo veramente”
“Il compito che ahimè mi hanno affidato - dice Panontin - è quello di portare questa croce. Ma la vera motivazione che mi spinge a combattere è che in questa riforma ci credo fino in fondo. Se ho mai pensato di dimettermi? Sì, in più di un’occasione”.


Poi ci sono, appunto, i sindaci. Definire ideologica la loro battaglia svilirebbe il ruolo e sarebbe una semplificazione irrispettosa. Certo l’appartenenza a uno o all’altro schieramento qualche paletto lo pone. Ma per i primi cittadini conta di più il mandato ricevuto dai propri elettori, che incontrano dentro e fuori i municipi e ai quali ogni giorno devono delle risposte. Garantire servizi di qualità è la loro mission. Qualcuno ritiene che l’unico modo per farlo sia combattere senza se e senza ma questa riforma, bocciata in toto. Altri ritengono che questa sia migliorabile sotto molti aspetti e che il modo migliore per farlo sia quello di cercare il dialogo. Forse un punto di incontro si può trovare.

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