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Medici: Sos precariato

L'allarme del presidente Rocco: “Le lunghe liste d'attesa sono colpa della carenza di personale”

Medici: Sos precariato

Il precariato medico rappresenta un vulnus nel sistema di cura e prevenzione inaccettabile. La denuncia del neoriconfermato presidente dell'Ordine dei Medici di Udine, Maurizio Rocco, arriva come uno strale contro una politica attenta soltanto ad effettuare 'tagli' e bloccare il turn-over. Nella Giornata del Medico, celebrata nelle sede ordinistica congiuntamente all'annuale Assemblea, Rocco, che continuerà a guidare l'Ente per il prossimo triennio, sciorina le problematiche che affliggono la categoria e si riversano direttamente sul cittadino e sul suo diritto alle cure.

“Manca un progetto organico per risolvere la malattia sociale del precariato medico che coinvolge i giovani dottori, ovvero la categoria dei futuri professionisti che avranno nelle loro mani la tutela della nostra salute”, tuona Rocco che riconosce nel “fallimento della programmazione, nei tagli regionali alla sanità” la causa dell'esplosione del precariato.

Se da un lato si agita lo spettro della futura carenza dei medici fra 5-10 anni, anche a causa dello stop al turn-over all'1 per cento, del massivo previsto pensionamento e dell'impossibilità, per molti medici neolaureati di accedere alle scuole di specializzazione, per il mancato adeguamento programmatico di accesso alle scuole di specializzazione, dall'altro non si fa nulla per dare una risposta ai medici sottoccupati o disoccupati per colpa dei 'tagli lineari' imposti alla sanità pubblica.

Allungamento tempi di attesa – La colpa dell'inaccettabile allungamento delle liste d'attesa, soprattutto per alcune specialità, non è da attribuire di certo alla libera professione dei medici – mette in chiaro il Presidente Rocco - , bensì “ai reali limiti di spesa imposti (si prevede una riduzione del rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4 %, soglia d'allarme per l'abbassamento delle qualità delle prestazioni), alle carenze strutturali, alla ridotta offerta sanitaria pubblica, alla carenza di personale medico e ai limiti di funzionamento dell'apparato sanitario (si pensi all'orario d'uso ridotto delle attrezzature). Alla luce di queste motivazioni “affermare che i medici creano le liste d'attesa per agevolare la loro libera professione è del tutto falso!”. Anzi la libera professione, in questo quadro, rappresenta molto spesso l'unica via di salvezza e l'unica garanzia di tutela del diritto del paziente a scegliersi il medico.

Medicina del Territorio e politica regionale sorda – Se da un lato vengono promosse dall’Ordine le Aggregazioni funzionali territoriali, divenute realtà con l'applicazione dell'Accordo integrativo regionale nel corso del 2017 - in quanto l'aggregazione di più medici negli studi consente il lavoro di équipe e aperture più lunghe con orari ampliati fino a 8-10 ore al giorno -,  dall'altro lato, però, gravano sull'effettivo grado di miglioramento assistenziale l'eccessiva burocrazia (soprattutto in materia di privacy) e la carenza strutturale della rete informatica assai scadente. “Ci sono state anche incomprensioni fra i medici di famiglia e le Aziende sanitarie a causa di interpretazioni molto restrittive degli accordi regionali”. Su questo punto l'Ordine di Udine, in sintonia con gli altri Ordini regionali, chiede di essere interpellato dagli uffici regionali, o meglio chiede di essere interpellato dalla Regione sempre “prima che vengano prese certe decisioni e non, come continua a capitare, a soluzioni già confezionate!”, precisa Rocco in riferimento al Piano prevenzione, Piano emergenze e Protocolli d'intesa ospedale-Università.

Sos Medicina difensiva - “Continuiamo a restare esposti alle denunce penali e civili, nonostante la legge Gelli-Bianco, promulgata a fine marzo 2017, avrebbe dovuto limitare le facili accuse sul piano della responsabilità professionale”, rende noto il Presidente che rileva come il ricorso alla medicina difensiva resti, molto spesso, l'unica arma per cercare di essere meno esposti alle denunce facili, ma, attenzione, perché la medicina difensiva ha ricadute in termini economici e di appropriatezza prescrittiva e terapeutica. La verità è che non si è concretizzata l'esclusione della punibilità del medico ogni qual volta si agisca rispettando le raccomandazioni previste dalle linee guida e dalle buone pratiche clinico-assistenziali. Ci sono linee guida per i pazienti, ma non c'è un paziente per le linee guida, motivo per cui, conclude Rocco, “la responsabilità ricade sempre e comunque sulle autonome decisioni del medico”.

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