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Nessun complotto. Anche noi vittime

Maurizio Rocco, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Udine, commenta dall’interno le problematiche della sanità regionale

Nessun complotto. Anche noi vittime

“Il problema delle liste d’attesa è una delle maggiori criticità che riguardano non solo i cittadini, ma anche il personale sanitario”. È perentorio Maurizio Rocco, presidente dell’Ordine dei medici della provincia di Udine, che commenta dall’interno le problematiche della sanità regionale.

In generale, come sta la nostra sanità?
“A guardare fuori dai confini della regione, in Friuli Venezia Giulia la situazione non è grave come in altre parti d’Italia, ma non possiamo tenerci nascosti i problemi. E non dobbiamo neanche interpretarli nella maniera sbagliata”.

Cosa intende dire?
“Non dobbiamo farci prendere da manie complottiste. Non c’è nessuna volontà di allungare apposta le liste d’attesa a favore di fantomatiche strutture private dove il cittadino otterrebbe il servizio in pochi giorni, dallo stesso medico, a fronte del pagamento della prestazione. Il problema, semmai, riguarda l’organizzazione generale del servizio, di cui si deve far carico la Regione”.

Come?
“Le istituzioni devono mettere ordine nelle strutture e, contemporaneamente, investire di più e meglio. Ciò significa che i tagli indiscriminati devono finire, per ottenere finalmente servizi all’altezza. Aspettare due anni per una visita o un esame non è ammissibile. E non è nemmeno accettabile che medici, personale infermieristico e tecnico debbano sobbarcarsi carichi di lavoro esorbitanti e turni anche di 12 ore. A pagare, in termini di disservizio, sono sempre i cittadini”.

Quali margini di miglioramento vede?
“La Regione, nel 2015, ha firmato l’accordo integrativo con i medici di famiglia per riformare l’assistenza medica primaria. Tra gli obiettivi figurano un’accelerazione della cosiddetta medicina d’iniziativa che, a differenza della medicina di attesa, si impegna a intercettare in anticipo l’insorgere e soprattutto l’aggravarsi delle malattie; un maggiore coinvolgimento dei medici di famiglia sia nei percorsi di cura di numerose patologie che nella gestione delle liste d’attesa della medicina specialistica ambulatoriale, oltre che un maggiore impegno nella rete della terapia del dolore e delle cure palliative. Questo approccio potrebbe certamente cambiare la situazione”.

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