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Classici a passo di danza

Miti e testi classici sui palchi della regione nelle versioni riadattate per la ‘sesta arte’: dal ‘Romeo e Giulietta’ ungherese all’Odissea contemporanea, spettacoli per comunicare a più livelli

Classici a passo di danza

La danza rilegge i classici, con una serie di proposte che si concentrano quasi a ribadire l’attualità della sesta arte, a suo agio sia nelle rielaborazioni di testi immortali, sia nelle esplorazioni di nuovi orizzonti. Gioiello intramontabile del balletto classico, ‘Romeo e Giulietta’ è un’opera incentrata su grandi temi, vita, amore e morte. Venerdì 12 arriva in prima regionale al Comunale di Cormons nella  versione della Ballet Company of Gyor, che il coreografo ungherese Youri Vàmos ambienta negli Anni ’20-’30 del 20° secolo - periodo nel quale Prokofiev aveva composto l’opera - per raccontare la storia di due giovani che  seguono le loro passioni più profonde.
Il giorno dopo al ‘Modena’ di Palmanova è il momento di Puccini e della sua ‘Butterfly’, ispirata dal libretto di Giacosa. Mossa da Marco Batti e musicalmente ricomposta da Riccardo Joshua Moretti, con la produzione del Balletto di Siena, esalta l’incredibile caparbietà della Cio Cio San pucciniana, una donna vittima dei propri sentimenti e del senso di una sottomissione quasi dovuta.

Giovedì 18 al ‘Sociale’ di Gemona arriva ‘Odyssey Ballet’, una “storia d’amore mediterranea”, un balletto innovativo in cui la Physical Dance di Mvula Sungani si fonde con le musiche etniche dell’area mediterranea. La contaminazione alle base della creatività dell’artista italo-africano, la forte matrice etnica della ricerca, l’innovazione dei linguaggi proposti e il tema dell’integrazione, oltre alla presenza dell’étoile Emanuela Bianchini, rendono quest’opera multidisciplinare un momento di riflessione su tematiche sociali attuali.
Tema classico anche al centro del nuovo appuntamento di Teatro Sosta Urbana, lo stesso giorno a Udine, nella Sala Spazio Venezia: ‘Orfeo Euridice’, di e con Serena Di Blasio e Dario Garofalo, per la regia di Maril Van Den Broek, rielabora il mito con una scrittura che dà spazio al corpo e al gesto, usando un linguaggio verbale sintetico, rarefatto e poetico, in grado di comunicare a più livelli e senza frontiere, in uno spettacolo ‘tout public’, con una propensione a toccare i cuori di ragazzi e ragazze nella delicatissima fase dell’adolescenza.

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