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I ‘sentieri scomparsi’ della quotidianità

I ‘sentieri scomparsi’ della quotidianità

Il 2017 ha portato una doppia soddisfazione al cantautore Franco Giordani

Per il suo esordio ufficiale, ‘Incuintretimp’, uscito un paio di anni fa, aveva atteso il momento giusto, dopo una lunga gavetta fatta di collaborazioni, concerti, festival… Il 2017 ha portato una doppia soddisfazione al cantautore Franco Giordani: chiamato a rappresentare il Friuli alla serata finale di ‘Suns Europe’, ha pubblicato da poco il suo secondo lavoro, ‘Truòisparìs’, ancora per l’etichetta Nota di Valter Colle. Un album che mette al centro le differenze e le sfumature linguistiche dei paesi della Valcellina, terra di confine in una regione a sua volta già confine; variante linguistica e culturale di una minoranza, intesa davvero come ‘lingua madre’, l’unica in grado di raccontare piccole storie con un cantautorato sempre accessibile e mai banale.
I ‘sentieri scomparsi’ del cantautore clautano invitano a scoprire una terra di cime, orridi, pietre, poeti e scrittori, tra paesi come Andreis, Barcis, Cimolais, Claut, Erto e Casso, che hanno ispirato – con le  loro storie e i loro personaggi – le 14 tracce dell’album. Lo stile è quello raffinato e personalizzato negli anni, partendo dai maestri (Bob Dylan) per arrivare agli allievi (Massimo Bubola, Davide Van De Sfroos…) e ai maestri-allievi-amici (Luigi Maieron). Accanto al cantautore e alla sua chitarra, musicisti regionali come Giulio Venier, Elvis Fior, Tony Longheu… e gli ospiti Massimo Gatti al mandolino e Jens Kruger al banjo - fondamentali per il mood complessivo -, Icaro Gatti e Claudio Sanfilippo.
Disco pieno di poesia, arricchito da una confezione speciale che, in un booklet di una cinquantina di pagine, riporta testi e traduzioni, annotazioni e persino un racconto inedito di Mauro Corona, ‘Truòisparìs’ è un gioiellino che trasporta l’ascoltatore lungo le strade secondarie della quotidianità. Non un elogio, ma un racconto elegiaco delle piccole cose (e non solo), fatto con una lingua dolce e aspra al tempo stessa: quella dei poeti Giuseppe Malattia e Federico Tavan, di cui Giordani mette in musica diversi testi, con ottimi risultati. Inevitabile citare Revelli, il picco dell’album, un omaggio tra folk-rock e bluegrass a Ruggero Grava, calciatore del Grande Torino nato a Claut, passato dalla miseria al successo, alla tragedia di Superga. Dritto al cuore e allo stomaco, come il resto del lavoro.

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