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L'Asia si sveglia al canto del gallo

Feff19: 83 titoli che arrivano dall’estremo oriente per la primavera cinematografica del festival udinese

L'Asia si sveglia al canto del gallo

Come ogni primavera, a far volare i petali dei ciliegi in fiore come leggiadre farfalle ci pensa un evento che a Udine ritorna per la 19a volta: il Far East Film festival. A simboleggiare questa rinnovata stagione, quest’anno sulla locandina della più grande rassegna europea del cinema asiatico c’è un gallo. Il rimando è evidente: lo zodiaco cinese indica proprio nel gallo il riferimento del 2017 e il Feff non perde l’occasione di sfruttare l’immagine d’impatto creata ad hoc dal fotografo goriziano Roberto Rosolin.


Dal 21 al 29 aprile, quindi, grazie al Cec, Udine diventa città orientale a tutti gli affetti, con eventi e manifestazioni (il market, workshop e laboratori a tema, dimostrazioni di arti marziali, degustazioni enogastronomiche) a corredo di un festival cinematografico che si conferma punto di riferimento mondiale. 83 i film selezionati (su circa un migliaio visionati), dei quali quattro anteprime mondiali, 12 internazionali, 25 europee e 22 italiane. 12, invece, i Paesi da cui arrivano i film (Cambogia, Corea del Sud, Cina, Giappone, Filippine, Hong Kong, Indonesia, Malesia, Taiwan, Filippine, Thailandia, Vietnam) con il debutto del Laos, per la prima volta a Udine con il thriller sovrannaturale “Dearest Sister” firmato da Mattie Do, regista americana di origini laotiane, che accompagnerà il film a Udine. Splattera, anzi gore, è “The Sleep Curse” di Herman Yau, che realizza un film estremo, che riscrive le regole del genere.


A inaugurare la rassegna, venerdì 21, sarà un film ironico sull’odierna dipendenza dalla tecnologia. Cosa succederebbe, infatti, se un immenso black out mondiale ci impedisse di utilizzare tutti gli elettrodomestici di casa, lo smartphone e il pc? A vivere in queste condizioni ci prova la famiglia giapponese protagonista di “Survival family”, satira amara nata all’indomani del disastro di Fukushima.


L’hongkonghese “Shock Wave” sarà invece il film che chiude il festival: una prima mondiale di genere action che racconta un ipotetico attentato terroristico a uno dei tre tunnel che collega Hong Kong alla penisola di Kwonloon.


E proprio al cinema di Hong Kong, verso cui il Feff è debitore della sua stessa esistenza, è dedicata anche la grande retrospettiva “Creative Visions” che, a 20 anni dall’handover che ha riconsegnato la città alla Cina, propone dieci titoli storici, tra cui spiccano “Infernal Affairs” e soprattutto “Made in Hong Kong” di Fruit Chan, di cui sarà presentata la versione restaurata realizzata proprio dal Festival.


A ricevere il “gelso d’oro”, il premio alla carriera assegnato annualmente a Udine, quest’anno sarà il regista Feng Xiaogang, definito “lo Spielberg cinese” perché maestro nel narrare storie d’ampio respiro. Assieme a lui sarà premiato anche Eric Tsang, attore e caratterista specializzato nei film di arti marziali (spesso accanto a Sammo Hung).


Un altro grande amico del festival  - Jackie Chan – ritorna a Udine, purtroppo non in carne e ossa, ma solo sullo schermo, come protagonista di “Kung Fu Yoga” dove azione e risate sono alla massima potenza.
Per rendere omaggio a un altro gigante del cinema asiatico, quel Suzuki Seijun recentemente scomparso, il Feff 19 punta sul suo titolo più famoso, “La farfalla sul mirino”, che compie ben 50 anni di vita e che Udine mostrerà in anteprima mondiale nella splendida versione restaurata.

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