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Ligabue dà voce a chi non ce l’ha, nelle vesti di rocker-operaio

Lunedì 23 e martedì 24 ottobre alla PalaRubini Alma Arena di Trieste

Ligabue dà voce a chi non ce l’ha, nelle vesti di rocker-operaio

È ripartito a inizio settembre da Rimini, lasciandosi alle spalle i problemi di salute. Ligabue, fra i più amati rocker della musica italiana di sempre, arriva finalmente in regione con le due tappe del ‘Made in Italy Tour’ cancellate in primavera, lunedì 23 e martedì 24 alla PalaRubini Alma Arena di Trieste (organizzazione: F&P Group e Zenit).

Accompagnato dalla sua band, con in prima fila le chitarre di Max Cottafavi e Federico Poggipollini, presenta tutti i più grandi successi della sua straordinaria carriera. E ovviamente i brani dell’ultimo album ‘Made in Italy’: un ‘concept’ che è “una dichiarazione d’amore ‘frustrato’ verso il mio Paese raccontata attraverso la storia di un antieroe, Riko”.

Riccardo è il secondo nome di Luciano Ligabue, che si è così creato un alter ego in grado di dire le cose con più libertà. “Rappresenta una mia vita parallela, quello che sarei stato se non fossi Ligabue – spiega -  Quelli come Riko non hanno voce, non c’è nessuno che li racconti. E’ uno di noi: un operaio 45 enne che sta così così, che non ne può più delle ingiustizie fiscali e sociali di questo Paese, che si sfoga il venerdì, vede gli amici licenziati, si arrabbia perché vede vincere banche e speculazioni. Manifesta per strada, viene colpito e ferito, vive i suoi 15 minuti di popolarità e diventa consapevole del fatto che non esiste lotta di classe senza sentimento, né rivendicazione senza condivisione delle aspirazioni con la persona amata”.

Nonostante le premesse, questo non è un ‘disco politico’, ma più precisamente, sempre con le parole di Ligabue, “l’espressione di un sentimento non risolto, di un amore non corrisposto verso l’Italia, della frustrazione verso tutto ciò che non funziona. La distanza fra i primi e ultimi non è più accettabile come un tempo e la parola insieme è stata travolta dalla demagogia”. Il Liga è chiaramente deluso: “Avevo creduto fosse possibile che la politica si occupasse degli ultimi, che non li lasciasse indietro. Ma sono contento di aver avuto quella illusione”.

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