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Musicisti a rischio: tutte le vittime illustri del ‘carcere mentale’

Da Beethoven a Pete Townshend, da Ozzy Osbourne a Noel Gallager, da Bono al nostrano Caparezza, che al sibilo maledetto ha dedicato addirittura l’ultimo album, ‘Prisoner 709’

Musicisti a rischio: tutte le vittime illustri del ‘carcere mentale’

Se c’è una categoria che soffre di deficit auditivi e in particolare di acufeni più di tutti gli altri è sicuramente quella dei musicisti. Questione di esposizione ripetuta e volontaria a un numero di decibel superiore a quanto lecito, certo, ma pare che anche un certo Ludwig van Beethoven – che di sicuro non usava lettori Mp3, né casse acustiche – ne soffrisse, già al di sotto dei 30 anni. Una patologia che, se ne minò ulteriormente una salute già compromessa, non gli impedì di scrivere capolavori come la Nona Sinfonia, nonostante il costante ronzio.

Un caso nazionale portato alle cronache di recente è quello del rapper Caparezza - visto in tour in regione pochi giorni fa -, che al sibilo maledetto ha dedicato addirittura l’ultimo album, ‘Prisoner 709’, definendosi “prigioniero di un carcere mentale”. Ossia, quello del dolore fisico personale esploso nel 2015, che lo ha portato invano a cercare soluzioni e/o cure, prima di decidere di raccontare il suo calvario con una cronaca rap puntuale: “Uno squillo ossessivo, come un pugno sul clacson/ Primo pensiero al mattino, l’ultimo prima di buttarmi giù dal terrazzo/ Fischia l’orecchio infuria l’acufene, nella testa vuvuzela mica l’ukulele!”.

Il caso del rapper di Molfetta non è isolato, tutt’altro, e accomuna musicisti venti-trenta-quarantenni o più attempati: secondo alcune ricerche, sarebbero a rischio almeno uno su due! L’esposizione a diffusori acustici esagerati sul palco e le esibizioni ad alto volume senza protezioni per molti anni, o decine, ha probabilmente causato il ‘fischio’ prima e la sordità poi a Pete Townshend degli Who, ma anche a Ozzy Osbourne, Eric Clapton, Neil Young, Phil Collins (per colpa di un’infezione malcurata) e due quarti degli U2, il cantante Bono e il chitarrista The Edge. E anche a Lars Ulrich dei Metallica, Anthony Kiedis dei Red Hot Chili Peppers (da 25 anni!), Chris Martin dei Coldplay e Noel Gallagher (ex Oasis), che ha dichiarato col suo solito sarcasmo britannico “non si diventa una rockstar senza acufene”. Tra i colpiti, e in questo caso il volume alto non c’entra proprio, anche ‘insospettabili’ come il cantautore monfalconese Gino Paoli.

Un paio di anni fa, la band italiana Le Forbici di Manitù ha dedicato un intero album, ‘Tinnitus Tales’ (un vinile e due cd), alla patologia di cui soffre uno dei due musicisti: l’artista multimediale Vittore Baroni, a lungo collaboratore del friulano Piermario Ciani, scomparso 12 anni fa. Dopo una lavorazione di quasi 5 anni, ha raccolto i lavori di oltre 50 fra musicisti, gruppi e artisti visivi internazionali, per “rompere il velo di omertà con canzoni che affrontano l’argomento fondendo ironia ed empatia”.

Tra i partecipanti al ‘concept album’, oltre a nomi di livello nazionale come il rapper friulo-romano Piotta, anche i gemonesi Mercenary God – storica band di punk rock attiva da quasi 40 anni -, il compositore d’avanguardia udinese Giancarlo Toniutti e il pordenonese Teho Teardo, autore di fortunate e premiate colonne sonore per il cinema. Ad alcuni di loro è stato chiesto di creare composizioni strumentali intese come ‘masking tracks’, ossia una fonte sonora di ‘mascheramento’ in sottofondo. Se riusciremo a trovarlo (è uscito in edizione limitata), vi faremo sapere se funziona…

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