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Autoctoni in fuga dalle classi con troppi alunni stranieri

La testimonianza di un’insegnante di Udine che ci ha chiesto di mantenere l’anonimato perché anche tra i dirigenti scolastici non mancano le preoccupazioni

Autoctoni in fuga dalle classi con troppi alunni stranieri

Le classi con un numero eccessivo di bimbi stranieri è un problema reale. Anzi, è destinato a diventare sempre più evidente. E’ il parere di un’insegnante di Udine che ci ha chiesto di mantenere l’anonimato perché anche tra i dirigenti scolastici non mancano le preoccupazioni per come il dibattito si sta evolvendo. “Nella mia classe ho 18 bimbi stranieri di varia provenienza e 4 italiani - conferma la maestra – ma altrove ci sono casi dove la quasi totalità degli alunni non è cittadino italiano”.

Con quali difficoltà?
“Nel mio caso non molte, ma il dato è influenzato da molti fattori, non ultimo il disagio delle famiglie dalle quali provengono i bambini e di quelle italiane che se ne vanno. Molti italiani, quando vedono che ci sono troppi bimbi stranieri, prendono i figli e li iscrivono a scuole private o di fuori città.  Questo spiega il perché molti istituti privati stiano registrando un aumento delle iscrizioni. Sulla questione è bene essere chiari: esiste un oggettivo problema di apprendimento della lingua. Se i bimbi stranieri sono ben seguiti e inseriti nella scuola dell’infanzia sono in grado di recuperare e presentarsi con competenze adeguate anche se a fine anno comunque si registra una riduzione in termini di programma svolto, ma comunque anche quando la famiglia lavora bene, le barriere linguistiche impongono ai piccoli un notevole livello di stress. Un bimbo che non parla italiano è in sofferenza perché fatica a inserirsi”.

Il problema peggiora se si parla di elementari?
“In realtà, parlo delle scuole del centro storico di Udine, è un fenomeno abbastanza recente e si comincia ora ad avvertire le prime difficoltà. Quello che facevi entro Natale adesso lo fai entro giugno. Il ritardo è inevitabile perché è necessario procedere più lentamente. Per carità è tutto recuperabile, ma bisogna per forza tenerne conto. Del problema se ne parla da tempo tra chi si occupa di insegnamento, ma il fenomeno è molto diversificato e serve una riflessione che rifugga da inutili semplificazioni”.

Quali potrebbero essere le soluzioni?
“La quota massima del 30% di stranieri per ogni classe sarebbe l’ideale. Con il 50% siamo al limite, ma oltre le difficoltà diventano evidenti. Di quale sia la percentuale ottimale si discute da anni. Non si tratta di discriminare, ma di mettere tutti i bimbi sullo stesso piano nella possibilità di apprendere. E tutto è reso più complicato dalle iscrizioni degli italiani alle private. Altro problema, il fatto che molti residenti hanno abbandonato il centro di Udine e si sono spostati nei paesi limitrofi, affittando magari i loro immobili a stranieri. Chi va via dal centro cittadino iscrive altrove i suoi bimbi e man mano che ci si allontana dal cuore della città la presenza di stranieri in percentuale decresce rapidamente. Così però stiamo creando dei ghetti. Non dovrebbe fare scandalo l’ipotesi di contingentare il numero di stranieri per classe, perché sono convinta che sia una soluzione in favore dei bimbi. La redistribuzione su scuole dove ci sono meno stranieri si scontra per altro anche con altri problemi, come per esempio la mancanza di scuolabus. Se dunque parliamo di elevata concentrazione di bimbi stranieri in classe, in questi ultimi anni abbiamo assistito all’esplosione del problema, tanto che in alcune scuole la loro percentuale è ormai vicina al 100% e presto dovremo affrontare tale questione anche alle scuole medie”.

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