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Cafc lancia la rivoluzione nei controlli dell’acqua

Parte la mappatura della radioattività, per contrastare la minaccia dei nuovi inquinanti

Cafc lancia la rivoluzione nei controlli dell’acqua

Lotta agli inquinanti emergenti che contaminano l'acqua grazie a un rivoluzionario sistema dei controlli e a un piano di monitoraggio per la prevenzione dei rischi. La nuova strategia di contrasto è stata resa nota dal Presidente Cafc, Salvatore Benigno, in occasione del lancio del progetto Water Safety Plan (WSP, acronimo che significa Piano Sicurezza Acque) a partire dal 2018, in collaborazione con gli altri Enti gestori del Fvg e l'autorità sanitaria regionale. Si tratta del primo sistema integrato di prevenzione e controlli sul nostro territorio basati sull'analisi di rischio sito-specifica, estesa all'intera filiera idro-potabile, secondo i principi proposti dall'Organizzazione mondiale della Sanità e recepiti in Italia come linee guida dall'Istituto superiore di Sanità – Ministero della Salute.

I controlli saranno ritagliati sulle caratteristiche della falda e del territorio: il modello prevede un sistema globale di gestione del rischio esteso all'intera filiera idrica, dalla captazione all'utenza finale. “L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha introdotto dal 2004 questo nuovo approccio per il controllo delle acque destinate al consumo umano, in quanto l’accesso ad un’acqua potabile, salubre e pulita rappresenta un diritto fondamentale e irrinunciabile”, ha Benigno nel meeting, alla presenza della società partecipata Friulab (incaricata dei prelievi e analisi delle acque), dell'Istituto Superiore di Sanità, dell'Arpa Fvg, del Presidente IV Commissione regionale Vittorino Boem - ribadendo il concetto dell'acqua parificata dalla legislazione ad un alimento e pertanto soggetta a tutti i controlli, anche preventivi, per scongiurare qualsiasi tipo di emergenza. Il Presidente Benigno ha anche annunciato anche, all'interno di questo programma, un'ulteriore novità: la mappatura della radioattività delle acque.

L'adozione di analisi di rischio, secondo il modello del Water Safety Plan, presenta le seguenti priorità d'intervento: prevenire efficacemente emergenze idro-potabili dovute a parametri attualmente non oggetto di ordinario monitoraggio quali ad esempio i PFAS o le microcistine, considerando ogni plausibile evento pericoloso nelle sorgenti, nella captazioni e nell’intera filiera idro-potabile, proiettato nello scenario alterato dai cambiamenti climatici in atto; aumentare la prevenzione di potenziali pericoli di contaminazioni chimiche, microbiologiche o virologiche anche grazie a un potenziamento dei sistemi di monitoraggi on-line, early-warning e telecontrollo; ; ridefinire le zone di protezione delle sorgenti secondo quanto previsto dalla Direttiva quadro sulle acque e le 'zone di approvvigionamento idrico' attraverso l'identificazione aggiornata delle filiere idro-potabili.

Applicare questa procedura significa, per il nostro territorio, “introdurre un sistema di prevenzione e controllo lungo l’intera filiera idrica: dalla captazione sino al punto di consegna al consumatore finale, riducendo al minimo i pericoli di possibili contaminazioni di natura fisica, biologica e chimica nell’acqua destinata al consumo umano”, ha precisato Benigno di fronte ai rappresentanti degli altri Enti gestori (Acquedotto Poiana, Acegasapsamga Trieste, Cap Holding Milano), oltre ai docenti degli Atenei di Trieste e Milano. Recenti situazioni di crisi idropotabile sono state provocate in altre Regioni d'Italia a causa di sostanze non soggette a controllo ordinario. Il Piano di sicurezza delle acque in Friuli permetterà di decidere insieme agli organi sanitari, sulla base di una concreta e puntuale valutazione dei rischi, quali parametri monitorare con più frequenza nelle acque, quali contaminanti inserire per la prima volta (sebbene le normative ancora non prevedano ancora l'obbligatorietà di alcuni inquinanti), come estendere la lista di sostanze da tenere sotto controllo in caso di preoccupazioni per la salute pubblica, come attuare un monitoraggio sistematico.

Con questo nuovo sistema si riorganizzeranno interamente la natura e le tecnologie impiegate per i controlli delle acque, includendo anche il punto finale di erogazione dell'acqua e sensibilizzando il mondo agricolo e industriale. “Sono convinto – ha concluso il Presidente Benigno -  che l’efficacia dello strumento del Water Safety Plan sarà tanto maggiore quanto più si riuscirà a condividere economie di conoscenza grazie alla cooperazione tra enti gestori, grazie alla nostra società FRIULAB specializzata in analisi delle acque e attività di ricerca (un patrimonio che vorremmo mettere a beneficio anche degli altri gestori), congiuntamente ad forte coinvolgimento degli organismi sanitari, dei titolari di attività agricole, degli industriali e dei singoli cittadini”.

Cafc, in questo modo, anticipa l'obbligatorietà delle norme e assume un atteggiamento predittivo per evitare le emergenze che, tempo fa, hanno caratterizzato altre Regioni d'Italia dove situazioni di crisi idropotabile sono state provocate a causa di sostanze non soggette a controllo ordinario, come il tallio in Toscana, i composti perfluoroalchilici (PFAS) in Veneto, i composti organo alogenati in Abruzzo, il cromo VI in diverse regioni dell’Italia settentrionale, l’uranio in alcuni acquiferi di origine vulcanica. In tali contesti emergenziali le istituzioni hanno attivato misure adeguate per tenere sotto controllo possibili rischi sanitari per le popolazioni esposte. La vera sfida è quella di evitare simili scenari. Dotarsi di un Piano di Sicurezza delle Acque consentirà di prevenire le fasi emergenziali.

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