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Storia di famiglia, che passione!

Boom delle ricerche genealogiche: l’Archivio di Stato di Udine e la banca dati on-line ‘Friuli in prin’ presi d’assalto da chi vuole ritrovare i propri avi, anche fino alla seconda metà del ’700

Storia di famiglia, che passione!

09/02/2014

In media, ogni giorno - feste comandate comprese - una persona sempre diversa bussa alla porta dell’Archivio di Stato di Udine. E ogni giorno, più di un centinaio di utenti (oltre 40mila accessi all’anno) consulta il sito www.friulinprin.beniculturali.it, la banca dati - sempre dell’Archivio di Stato cittadino - dove è pubblicata l’anagrafe storica delle famiglie friulane. Lo scopo è sempre lo stesso: dare un nome agli avi e ricostruire il proprio albero genealogico. Per tanti friulani, insomma, trovare le informazioni per conoscere la storia di famiglia sembra diventata una vera e propria passione.

Ritorno in Friuli
Un amore che ha preso sempre più corpo dopo la realizzazione, appunto, della banca dati on-line Friuli in prin. “Negli Anni ’90 - spiega la direttrice dell’Archivio, Roberta Corbellini - tante persone di origine friulana, a seguito della crisi economica che colpì quel Paese, volevano tornare in Europa. Per ottenere la cittadinanza italiana, e dunque la possibilità di trovare lavoro nel continente, era però necessario dimostrare di avere un ascendente italiano. Abbiamo, quindi, ipotizzato la costruzione di una banca dati che desse informazioni sicure e di qualità sulle fonti disponibili”.
Così, nel 2004, l’anagrafe storica delle famiglie friulane, realizzata con il sostegno della presidenza del Consiglio dei ministri, della Fondazione Crup e dell’Università, è sbarcata in Rete. “Abbiamo inserito - continua la dottoressa Lucia Stefanelli - gli elenchi delle liste di leva dal 1846 al 1890 delle province di Udine e Pordenone e gli atti di matrimonio dei Comuni dal 1871 al 1900. Si tratta di circa 400mila voci nominative. Così, partendo da un nome o da una località, è possibile ritrovare un proprio avo”.
Inizialmente Friuli in prin era utilizzato soprattutto ‘per uso amministrativo’ e da residenti in Brasile o Argentina. “Poi - dice Stefanelli - sono arrivate richieste di tipo diverso, sia da altri Paesi (Canada, Australia, Francia e Belgio), sia dall’Italia. Lo scopo di queste persone era ricostruire l’albero genealogico e la storia di famiglia”. Le informazioni, infatti, consentono non solo di trovare il nome e le date di nascita di bisnonni e trisavoli, ma anche di capire da quale paese del Friuli si proviene e, in alcuni casi, il mestiere dei progenitori o il soprannome della famiglia.
Macchina del tempo
“Con le liste di leva e gli atti matrimoniali - conclude Stefanelli - si può risalire fino alla seconda metà dell’800. Tuttavia, con le fondi dell’Archivio di Stato si può andare anche oltre. Per esempio, consultando gli archivi napoleonici (1806-1815), suddivisi per Comune. Se l’avo è nato in questo periodo, è possibile arrivare alla seconda metà del ’700. Per andare ancora più indietro nel tempo, si può cercare negli atti notarili o negli archivi delle parrocchie o della Curia. In alcuni casi, come quello di Gemona, i registri parrocchiali consentono di arrivare fino al ’300”.

Gli Antenati sul Web e i volontari ‘napoleonici’

Roberta Corbellini, direttrice dell’Archivio di Stato di Udine, può essere considerata la ‘mamma degli Antenati’. Già perché, dall’esperienza di Friuli in prin - e da un’altra banca dati simile, quella dell’Archivio di Stato di Mantova diretto da Daniela Ferrari - è nata l’idea del portale  nazionale Antenati (www.antenati.san.beniculturali.it). “Io e la dottoressa Ferrari - racconta la direttrice dell’Archivio udinese - siamo state chiamate a progettare il portale e oggi siamo del Comitato scientifico del progetto. Dopo il successo delle nostre banche dati, realizzate con software proprietari, e il boom delle ricerche genealogiche in tutta Europa (ogni anno, le richieste crescono del 20 per cento), la Direzione generale per gli Archivi ci ha chiesto di sviluppare la nostra esperienza. L’obiettivo è di mettere in linea le riproduzioni di 130 milioni di documenti di tutta Italia e di indicizzarli, grazie all’impegno di volontari e in collaborazione con Family Search (familysearch.org), ‘costola’ della Genealogical Society of Utah a Salt Lake City, dove si trova il più grande archivio genealogico del mondo”.
E proprio l’indicizzazione dei documenti, vale a dire l’elaborazione dei contenuti, è al centro di un progetto sperimentale che partirà tra marzo e aprile. “In collaborazione con l’Università delle LiberEtà - continua la direttrice -, abbiamo dato vita a un corso con il quale una sessantina di persone imparerà a ‘maneggiare’ i documenti napoleonici e non solo. In questi archivi si possono trovare, oltre ai nomi e alle date di nascita, anche i soprannomi familiari, i mestieri e i microtoponimi di provenienza di tanti friulani vissuti a inizio ’800. Lo scopo non è solo quello di dare elementi capaci di soddisfare la curiosità di chi vuole ricostruire il proprio albero genealogico, quanto di creare successivamente una comunità di esperti in grado di indicizzare le fonti e condividere la propria esperienza con altre realtà simili che si stanno creando in tanti Paesi europei. Il motto dell’iniziativa è ‘incontriamoci nella storia’”.

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