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Progettisti da esportazione

Oice - Compatibilità ambientale e sostenibilità finanziaria della successiva gestione sono requisiti oggi imprescindibili per qualsiasi tipo di opera pubblica

Progettisti da esportazione

Il progetto è il concepimento, il cantiere è la nascita, poi però una qualsiasi costruzione ha tutta una sua vita che potrà essere funzionale, flessibile e finanziariamente sostenibile soltanto se questa prospettiva è chiara fin dall’inizio. Anche i progettisti e gli stessi soggetti appaltanti, cioè, devono appropriarsi, o per meglio dire riappropriarsi, di modelli più lungimiranti. È quanto raccomanda Ermanno Dell’Agnolo, architetto e rappresentante regionale dell’associazione Oice aderente a Confindustria, che riunisce le società di ingegneria, architettura e consulenza tecnico-economica.

Appalti pubblici: quali novità e quali ostacoli?
“Le gare di progettazione, nel primo trimestre di quest’anno, hanno avuto una leggera crescita rispetto allo stesso periodo del 2013. La media dei ribassi di aggiudicazione, però, è aumentata. La moderata soddisfazione per numero di gare si contrappone, quindi, alla sempre più preoccupante percentuale di ribasso necessaria per le aggiudicazioni.
È opportuno, comunque, aspettare i primi provvedimenti attuativi del Documento di economia e finanza (Def)) sia sotto il profilo della spending review, sia per la riforma della pubblica amministrazione. C’è, poi, da valutare, con grande cautela e ponderazione, il ruolo dell’Autorità di Vigilanza (Avcp), aspettando le indicazioni delle direttive dell’Unione Europea e le specificità dei diversi settori coinvolti dalla stessa autorità. Ci troviamo, quindi, in un momento molto delicato”.

Qual è, invece, l’andamento dei bandi?
“Guardando l’analisi sull’andamento delle gare pubbliche in Friuli Venezia Giulia, si può notare in maniera molto vistosa, di come negli ultimi 5 anni si sia passati da un importo complessivo di 26,5 milioni di euro a uno di  8,3 milioni, con una diminuzione percentuale del 69 per cento. Osservando il rapporto Oice sugli appalti, si può constatare, inoltre, la variazione delle tipologie di spesa e di contratti. La sintesi che possiamo trarre, sia per il mondo pubblico, sia privato, è di procedere attraverso la stesura di meta-progetti compatibili con l’ambiente e completi di piano economico e finanziario, che dimostrino la sostenibilità dei progetti stessi, per poi programmarne l’attuazione con lotti funzionali e propedeutici al funzionamento complessivo. Ecco l’indicazione della strada da percorrere”.

Come deve cambiare, quindi, il modo di progettare?
“L’elaborazione dovrà tener conto prioritariamente del fattore ambiente, programmando opere che lo rispettino e lo valorizzino. Il secondo fattore importante è quello energetico e, quindi, nel bilancio delle scelte delle opere e delle loro tipologie deve essere prioritaria la programmazione di opere che, non solo considerano l’energia utilizzata nella costruzione, ma anche il risparmio energetico nella loro gestione e manutenzione.
Riassumendo: serve un piano economico e finanziario, sia generale, sia specifico opera per opera, che contempli in maniera reale tutte le analisi e le condizioni.
Le forme di appalto, poi, devono consentire l’aggiudicazione valorizzando la meritocrazia, l’organizzazione e completezza aziendale o degli studi, il possesso della Certificazione di qualità e, per quanto riguarda l’importo economico di aggiudicazione, far propendere alla metodologia con il criterio di aggiudicazione che vede escludere le forme di offerte anomale”.

Il limite di guardare molto alla realizzazione, ma poco alla sua successiva gestione, è ancora diffuso e può essere un boomerang per le amministrazioni pubbliche?
“I piani economico e finanziario delle opere devono tener conto del bilancio complessivo dell’opera, dalla sua costruzione alla sua gestione. Come in tutti i ‘progetti’, l’analisi dettagliata e approfondita delle condizioni pre e post determina in maniera sostanziale i progetti stessi. Nel caso di specie, è palese che la gestione dell’opera costruita, se ben programmata dopo l’attenta analisi in fase progettuale, consente la risposta tecnico-funzionale, di manutenzione, di valorizzazione nel tempo, di riconversione, di flessibilità e di sicurezza necessari per non creare debiti futuri, ma per dare risposte e ausili alle successive generazioni”.

Il Friuli può esportare anche servizi di ingegneria?
“L’importante esperienza professionale, sviluppata e consolidata nei settori dell’architettura e dell’Ingegneria nel Friuli del post terremoto, non solo può, ma anzi dovrebbe essere esportata in tutto il mondo.
Alla risposta di ‘come’ deve essere esportata, si deve subito evidenziare che il metodo è quello della ‘proposta’. Infatti, alla considerazione che i popoli dei Paesi non sviluppati, nei prossimi 30 anni, raggiungeranno valori di aumento demografico elevatissimi e considerato che i tristi e mortificanti fenomeni migratori, che peraltro mettono in crisi lo Stato italiano, rappresentano una percentuale ridottissima della popolazione degli Stati non sviluppati, è necessario che chi ha l’intellettualità e la capacità di progettare, in senso lato, la programmazione e l’attuazione dello sviluppo di un territorio, debba metterla a disposizione inizialmente degli imprenditori che hanno  struttura e potenzialità economica e internazionalizzino le loro aziende, non delocalizzando.
Ad esempio, la società di cui faccio parte, la Servizi Edilizia Territorio (Set) di Pordenone, nel suo programma di marketing all’estero finalizzato a una penetrazione commerciale in alcuni Paesi dell’Africa, ha esaminato e verificato la fattibilità di sviluppo di progetti, nello specifico, nell’area nord del Mozambico dove, a seguito di importanti scoperte di gas e petrolio, le multinazionali Eni e Anadarko hanno avviato un programma di investimento molto importante.
L’area presa in considerazione è, a oggi, molto carente dal punto di vista infrastrutturale, logistico ed edilizio. La ricchezza di materie prime recentemente individuate la farà diventare in breve tempo luogo di notevole sviluppo.
Set intende, pertanto, sviluppare progetti che riguarderanno sia la pianificazione del territorio, sia l’edificazione di costruzioni civili, infrastrutturali, industriali, partendo dalle basilari opere di urbanizzazione all’edificazione di grandi strutture di tipo residenziale, per business e per turismo, e conseguenti opere accessorie quali strutture sportive, ricreative, scolastiche, ospedaliere.
Sarà importante costituire gruppi di lavoro interdisciplinari, composti non solo da progettisti e costruttori, ma anche da finanziatori, da ‘gestori’, da manutentori capaci di costruire e far vivere intere città”.  

Come devono, però, adeguarsi gli studi e le società locali?
“Gli studi e le società di ingegneria, per fare questo salto, devono aggregarsi in organizzazioni tipo Oice e, attraverso questa, partecipare a forum con gli imprenditori e assieme a questi alle missioni negli Stati non sviluppati aderendo a contatti B2B. Nel contempo, devono aprirsi a tecnici dei vari Stati per formarli e, poi, per farli divenire loro dipendenti e collaboratori in quelle stesse realtà dove si intende operare”.

Come è cambiato il ‘mestiere’ del progettista?
“Non è cambiato, ma si è evoluto. Alle regole scritte della scienza e della tecnica, di cui le nostre strutture di formazione sono molto capaci e valide, dobbiamo far seguire quell’attività di ‘apprendistato’ dove i tecnici intrisi di teoria devono conoscere il mondo delle regole non scritte, oltre alla comprensione del ‘contratto’ con i materiali e con le persone.
In sostanza, il consiglio che do ai giovani professionisti è quello di fare, con molta cenere sul capo, gli anni di apprendistato necessari per conoscere le regole non scritte da comprendere nel progetto e nell’operare, nel rispettare l’ambiente, nell’utilizzare i materiali adeguati in armonia con l’ambiente e per conoscere l’arte di far eseguire le proprie scelte progettuali ad altre persone, che hanno una loro intelligenza, una loro cultura e una loro professionalità”.

 


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