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Automobili: a qualcuno piace ‘green’

Il mercato delle auto ecologiche in Fvg rappresenta solo il 5% del totale

Automobili: a qualcuno piace ‘green’

Il fine ultimo di un incentivo – come dice la parola – dovrebbe essere stimolare una certa azione o un determinato comportamento. Così, gli aiuti per l’acquisto di un veicolo ecologico dovrebbe avere l’obiettivo di dare slancio a un settore ben specifico del mercato delle auto.

Orientarsi oggi non è facile, se si considerano le tematiche ambientali da una parte e il contributo ancora attivo per la spesa della benzina.  
“I contributi sono sempre un grande aiuto, se si considera che il prezzo delle vetture ecologiche è ancora mediamente più alto di quelle a benzina, Gpl o diesel – commenta Giorgio Sina, presidente regionale Confcommercio motori -. Questo deriva dall’andamento del mercato: il settore dei veicoli ecologici, pure essendo molto aumentato negli ultimi anni, non supera il 5% del mercato, con una grande prevalenza dell’ibrido sull’elettrico. Oggi gli utenti sono ancora indirizzati principalmente verso i mezzi a benzina e diesel.

Certamente, per la scelta, ci si deve basare sull’uso che si fa dell’auto: sotto i 10.000 chilometri all’anno in area urbana possono far propendere per l’ibrido, se invece se ne percorrono 30.000-40.000 spesso in autostrada io consiglio comunque il diesel, magari di nuova generazione, con emissioni inquinanti molto basse”.

Uno dei problemi che scoraggiano l’acquisto di un’auto ecologica è l’approvvigionamento di energia. La nostra Regione si è già fatta carico di realizzare le infrastrutture di ricarica necessarie alla circolazione dei veicoli a batteria. Stando al Piano regionale, le colonnine si concentreranno non solo nei grandi centri urbani, ma anche in 25 località più piccole ma caratterizzate da un forte pendolarismo per studio, lavoro e turismo come, Ronchi dei Legionari (dove ha sede l’aeroporto) o Monfalcone per l’importanza dell’omonimo scalo portuale.

Il futuro è ibrido o elettrico. Idrogeno ed energia solare restano utopie
“I motori ibridi o elettrici oggi rappresentano una fetta sempre maggiore di mercato e diventano anche commercialmente sempre più significativi. Per questo anche la ricerca e lo sviluppo puntano a migliorare questa tipologia di alimentazione per le automobili”. A parlare così è Giulio Croce, professore di Fisica tecnica industriale al Dipartimento Politecnico di Ingegneria e Architettura dell’Università di Udine.
A originare la spinta della ricerca verso i veicoli ecologici è una somma di fattori, tra i quali la progressiva riduzione dei giacimenti di combustibili fossili e l’alto impatto ambientale dei motori a scoppio. Alcune case automobilistiche, inoltre, hanno annunciato che tra qualche anno non produrranno più motori a benzina o diesel, concentrandosi soltanto sul segmento green.
“Prima di parlare di vetture ‘ecologiche’ riferendoci a quelle elettriche e ibride, però, è necessario fare una precisazione – prosegue il docente -. Se consideriamo le emissioni di CO2, ovviamente, queste auto sono molto meno inquinanti di quelle a combustibili fossili. Se consideriamo quella che possiamo definire la ‘filiera’ della produzione di energia, non possiamo non tener conto che anche la generazione di elettricità (in centrali a carbone o idroelettriche) necessaria per far funzionare i motori comprende produzione di CO2 e altri inquinanti. È proprio su questa fase che si concentra la ricerca, per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale dei trasporti. Non illudiamoci, non sarà mai a zero, ma la tendenza è quella di un costante e progressivo calo”.
In termini di veicoli ecologici, spesso si sente parlare anche di motori a idrogeno o a energia solare. “Anche qui bisogna essere precisi – puntualizza Croce -. L’idrogeno non esiste in natura e quindi non è una fonte di energia primaria. Per estrarlo dovremmo partire dal metano, utilizzando un processo che a sua volta genera CO2. Per quanto riguarda l’energia del sole, invece, gli attuali pannelli fotovoltaici hanno una struttura e rendimento tale per cui siamo ancora molto lontani dall’ipotizzare il loro utilizzo per la propulsione diretta dei veicoli”.

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