Home / Cronaca / Come cambia il Piano Casa Fvg

Come cambia il Piano Casa Fvg

Nuova legge. La Regione modifica le regole per chi vuole ampliare case ed edifici: più libertà, ma a patto di riqualificare ciò che esiste già

Come cambia il Piano Casa Fvg

Dopo un lungo iter, il nuovo Piano casa della Regione Fvg approda all’esame dell’aula del Consiglio regionale nell’ambito dei quello che viene definito decreto “omnibus” e che riguarda le “Misure urgenti per il recupero della competitività regionale”. L’obiettivo è rilanciare il settore dell’edilizia promuovendo e incrementando gli interventi di recupero e ristrutturazione del patrimonio edilizio esistente.
“Il disegno di legge è stato modificato e migliorato in più parti durante la discussione in seconda commissione – spiega il consigliere regionale Lorenzo Tosolini, tra i promotori della legge -. La norma attuale traccia una nuova visione edilizia e urbanistica che ha come caposaldo la possibilità di ampliare il volume di un edificio. Unica condizione: si deve intervenire contestualmente con la riqualificazione di quanto esiste già, soprattutto attraverso l’efficientamento energetico, il miglioramento del comfort abitativo, l’introduzione dell’economia circolare con il riutilizzo dei materiali”.

In pratica si fa una distinzione tra i piccoli interventi edilizi legati a esigenze familiari (come quello della stanza in più o della camera più grande) e quelli più consistenti, che riguardano magari strutture alberghiere.
I primi potranno usufruire di deroghe volumetriche senza aggravi burocratici, tecnici o di costi, ma il Consiglio comunale potra opporsi alle modifiche attraverso una delibera.

Per gli interventi volumetrici più importanti, a volte dettati da obiettivi commerciali, invece, valela deroga.  E’ stato questo uno dei punti più discussi a livello politico perchè “il pericolo - hanno sottolineato alcuni sindaci come Francesco Martines, primo cittadino di Palmanova e Dario Raugna di Grado -  è che i Comuni mantengano solo una parziale autonomia sul governo del territorio, lasciando invece aperta la possibilità di speculazioni immobiliari su alberghi, attività di somministrazione e strutture più impattanti, quali gli immobili industriali”.

Tra le novità principali anche l’introduzione dei crediti edilizi da rinaturalizzazione che ha l’obiettivo di “pulire” il territorio da edifici degradati attraverso la demolizione, la successiva bonifica del suolo e quindi la rimessa in circolo del volume attraverso un registro dei crediti edilizi gestito dal Comune.

L’obiettivo è abituare nel tempo progettisti e costruttori non più all’espansione selvaggia che trasforma il territorio agricolo in suolo edificabile e quindi consumando suolo, ma a una edificazione a saldi invariati, che consente di costruire solo dopo aver demolito, lasciando ai Comuni la scelta di cosa va eliminato dal territorio e dove quel volume va atterrato.
“Rimangono - concludono i promotori - ancora alcuni approfondimenti e valutazioni da fare come per esempio riguardo le premialità volumetriche legate all’efficientamento piuttosto che sulle riduzioni per oneri contributivi sulla prima casa di abitazione che riteniamo opportuno spetti ai Comuni la possibilità di riduzione fino all’azzeramento. Pertanto su questi temi abbiamo presentato alcuni emendamenti che saranno affrontati dal consiglio regionale”.

Più tutele per chi acquista ‘sulla carta’
N egli anni scorsi ci sono stati numerosi casi di cittadini che, dopo aver stipulato con l’impresa un contratto per acquistare un immobile in corso di costruzione, hanno perso gli acconti versati quando l’impresa è entrata in crisi. Il motivo è presto detto: la vecchia normativa non prevedeva l’obbligo di stipulare il contratto tramite atto pubblico o scrittura privata autenticata. Così dal 2006 a oggi si sono registrati in Italia 17 mila fallimenti nel settore immobiliare (oltre cento al mese secondo i dati Assocond-Conafi coordinamento nazionale vittime fallimenti immobiliari). Ipotizzando una media di dieci acquirenti a fallimento si tratterebbe di 170 mila famiglie coinvolte.

Per evitare il ripetersi di queste situazioni il nuovo “Codice della crisi d’impresa”, in vigore dallo scorso 16 marzo, prevede per il costruttore l’obbligo di consegnare al cittadino acquirente una fidejussione, che garantisca il rimborso, in caso di crisi dell’impresa, di tutte le somme pagate o da pagare prima del trasferimento definitivo della proprietà. Se il costruttore entra in crisi dopo il trasferimento della proprietà al cittadino acquirente, ha l’obbligo di una polizza assicurativa, di durata decennale, che garantisca al cittadino il risarcimento dei danni derivati dalla rovina totale o parziale o da gravi difetti costruttivi.


0 Commenti

L'APPELLO

Cultura

Economia

Sport news

Politica

Il Friuli

Business

Green

Family

Invia questa pagina ad un tuo amico
I campti contrassegnati con * sono obbligatori