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Due anni fa la morte di Elisa Valent in Spagna

Il 20 marzo 2016 l'incidente in Catalogna, a Tarragona, in cui morirono 13 studenti Erasmus. L'Università di Padova ha assegnato tre premi studio in sua memoria.

Due anni fa la morte di Elisa Valent in Spagna

Sono passati due anni dal 20 marzo 2016, giorno in cui Elisa Valent di Venzone ha perso la vita con altre sei studentesse italiane e sette compagne Erasmus, in Spagna, a Tarragona.

Il bus su cui viaggiavano Elisa e le connazionali Francesca Bonello, Serena Saracino, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi ed Elisa Scarascia Mugnozza, due ragazze tedesche, una rumena, una dell’Uzbekistan, una francese e una austriaca, si è schiantato a Freginals. La comitiva di studenti Erasmus stava tornando a Barcellona dopo essere stata alla Festa de Las Fallas.

L'Università assegna tre premi studio in sua memoria
Studentessa di Economia dell'Università di Padova, nata nel 1991 a Gemona e residente a Venzone, Elisa ha frequentato il liceo scientifico Magrini e poi l'Università a Udine, dove si è laureata nel 2014. Il 27 febbraio la partenza per Barcellona con il programma Erasmus.

E' stata proprio l'Università di Padova a ricordare Elisa Valent, l'anno scorso in occasione del primo anniversario della scomparsa con un albero piantato in suo ricordo, con l’assegnazione di tre premi di studio intitolati alla sua memoria. Oggi, alle 15.30, si è svolta la cerimonia di consegna dei premi di studio, al termine della quale, vicino all'albero piantato nel giardino di Palazzo Maldura in memoria della studentessa friulana, si è tenuto un piccolo momento musicale.

Ancora senza giustizia: protesta di un padre fuori dall'ambasciata spagnola
Una morte, quella delle 13 studentesse che resta ancora senza un colpevole. La giustizia catalana non ha ancora chiarito i dettagli dell'incidente nel quale l'autobus si era scontrato frontalmente con un'auto. Il conducente del mezzo, subito dopo la tragedia, aveva confessato di essersi addormentato, ma poi questa versione non era emersa in sede ufficiale di giudizio.

La magistratura catalana ha provato per ben due volte ad archiviare il caso per mancanza di prove schiaccianti a carico dell'autista. Ieri, 19 marzo, Gabriele Maestrini, padre di Elena, ha manifestato in silenzio sotto i cancelli dell'ambasciata spagnola a Roma per denunciare le lacune di un'inchiesta che non ha portato e mai porterà alla verità.

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