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I veleni dei campi nel nostro corpo

L’allarme dell’esperto. Il parametro della tossicità finora usato per decidere se le sostanze usate in agricoltura possano essere vendute non garantisce sulla salubrità di cibo e acqua

I veleni dei campi nel nostro corpo

I veleni usati nei campi finiscono nel nostro corpo con gravi conseguenze, in larga parte ancora sconosciute o sottostimate. Gustavo Mazzi, presidente della sezione pordenonese dell’Associazione italiana medici per l’ambiente (Isde), disegna un quadro a dir poco preoccupante.

“La questione di fondo è come agiscono queste sostanze e i loro effetti sulla salute – spiega Mazzi -. Attualmente si tiene conto della loro tossicità, dopo una serie di test sugli animali; al di sotto di un certo livello non sono considerati tossici, ma ciò non significa che siano privi di effetti, anzi. Da alcuni anni è stato dimostrato che, anche in presenza di micro dosi, molti prodotti sono interferenti endocrini, capaci di mimare o bloccare ormoni presenti nel nostro organismo, così come di intervenire nella fase dell’embriogenesi, ovvero nelle prime fasi della formazione del corpo umano. Sono in grado quindi di competere con alcuni ormoni estremamente importanti per lo sviluppo dell’embrione, diventando fattori causali determinanti di malattie un tempo considerate molto rare. Sono anche in grado di determinare le malattie transgenerazionali, sopprimendo o inducendo l’azione di alcuni geni che, se hanno caratteristiche di oncogeni, possono trasformare le cellule da normali a tumorali”.

“Da qualche anno però si osserva - conferma l’esperto - come siano ben più frequenti gli altri effetti, che si manifestano in disturbi neurologici come deficit di attenzione e iperattività, autismo e sindromi correlate, obesità, diabete e molto altro. Ad esempio in Francia dal 2014 il Parkinson è considerato malattia professionale per gli agricoltori. Sono tutti effetti che spesso finiscono per essere ignorati se si considera il solo parametro della tossicità”.

Questi veleni entrano nel nostro corpo in varie maniere: “Oltre all’esposizione diretta di chi lavora o vive in campagna, c’è quella dovuta all’alimentazione e all’uso dell’acqua. In quest’ultima finiscono molti residui, come emerge dai report dell’Ispra (in certi casi sono stati trovati fino a 55 residui in un singolo campione d’acqua). Non ancora è chiaro quale sia il loro effetto combinato nell’organismo. Può capitare che una sostanza blocchi la capacità del nostro organismo di eliminare le altre sostanze tossiche presenti nella miscela, con il risultato che queste ultime possono agire al massimo della loro tossicità”.

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