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La morte di Elisa Valent resta senza colpevoli

Archiviato il procedimento penale contro l’autista che guidava il pullman sul quale persero la vita 13 studentesse Erasmus

La morte di Elisa Valent resta senza colpevoli

Non ci sono elementi per stabilire che si sia trattato di un delitto colposo. Per questo motivo, il tribunale catalano che sta seguendo il caso dell’incidente del pullman sul quale persero la vita 13 studentesse Erasmus, tra le quali la friulana Elisa Valent, a Freginals (Tarragona), ha deciso di archiviare il procedimento nei confronti dell’autista. Una decisione che contrasta con l’indicazione degli agenti intervenuti sul posto, che avevano fin da subito parlato di stanchezza e sonno del guidatore come possibili cause della tragedia dello scorso 20 marzo.

Il tribunale di Amposta ha deciso che non è stato commesso alcun delitto, dal momento che non ci sono stati guasti meccanici, la guida era stabile e la velocità adeguata. L’autista, un 62enne dipendente della ditta Autocares Alejandro, che stava effettuando il trasporto da Valencia a Barcellona, è risultato negativo ai test sull’alcol e le droghe, non stava usando il telefono e aveva regolarmente svolto la sosta.

L’uomo, unico iscritto sul registro degli indagati, avrebbe dovuto parlare in aula, dal momento che, finora, le sue condizioni di salute e le ferite subite dopo lo schianto non gli avevano permesso di testimoniare. Ma il giudice Gloria Granell Rul, con una mossa a sorpresa, ha stabilito, in base agli elementi a sua disposizione, che contro di lui non ci sono responsabilità penali e ha così deciso che non era necessario ascoltare la sua versione dei fatti.

Sconcertate le famiglie delle vittime, che hanno già annunciato la decisione di impugnare la sentenza, chiedendo l’intervento del Governo italiano e dell’Europa perché sia fatta giustizia per la morte di 13 ragazze, tutte tra i 19 e i 25 anni. Accanto alla nostra Elisa Valent, la studentessa di Venzone, le vittime sono le connazionali Francesca Bonello, Serena Saracino, Valentina Gallo, Elena Maestrini, Lucrezia Borghi ed Elisa Scarascia Mugnozza, due ragazze tedesche, una rumena, una dell’Uzbekistan, una francese e una austriaca.

Le famiglie hanno anche deciso di procedere con un’azione civile per il risarcimento dei danni. La sorprendente decisione del tribunale di Amposta – che sostanzialmente non indica alcun responsabile della tragedia - arriva dopo la beffa della compagnia di assicurazioni, che aveva ridotto del 25% l’indennizzo perché le ragazze non indossavano le cinture di sicurezza, offrendo 52 mila euro per ogni vittima.

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