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Mazzega: attesa per la prima udienza

Il Procuratore De Nicolo detta i tempi in vista del processo sull’omicidio di Nadia Orlando

Mazzega: attesa per la prima udienza

Continua a far discutere la conferma degli arresti domiciliari per l’assassino di Nadia Orlando e il fatto che il reo confesso non sia in carcere a sette mesi dall’omicidio. Dalla Procura della Repubblica di Udine assicurano che, entro la fine del mese, si conta di spedire a Francesco Mazzega e al suo difensore l’avviso di conclusione delle indagini.

Secondo il procuratore capo Antonio De Nicolo l’udienza preliminare potrebbe quindi essere fissata entro due o al massimo tre mesi. Per De Nicolo se la difesa chiederà davanti al Giudice delle indagini preliminari il rito abbreviato, allora il giudizio sarà rapido. Altrimenti si andrà a dibattimento davanti alla Corte d’assise e i tempi inevitabilmente saranno più lunghi.

Anche se Mazzega ha confessato, non significa che la Procura non debba condurre le indagini necessarie che richiedono comunque tempo. Questo perché lo stesso procuratore capo ha sottolineato come fossero necessarie indagini sulle modalità esecutive dell’omicidio di Nadia, dato che alcune prove tecniche svolte dalla Procura non hanno confermato le dichiarazioni rese dal 36enne di Muzzana.

Sul fatto che le indagini potessero essere fatte più rapidamente, De Nicolo taglia corto. “Le indagini tecniche come quelle del Dna richiedono almeno 90 giorni, tanto più che tutti i laboratori che se ne occupano sono stracarichi di lavoro. Una volta acquisiti i reperti informatici”, ricorda inoltre il magistrato, “servono un paio di mesi e il pubblico ministero deve aspettare le risultanze degli accertamenti”.

“Stiamo facendo i conti con il rallentamento della macchina giudiziaria - ha detto De Nicolo - causato tra l’altro da emorragie di personale sia negli uffici giudiziari sia nelle Forze dell’ordine che si riverbera inevitabilmente sui tempi. La nostra Procura ha ormai il 35% di personale in meno a causa del blocco del turn over e gli addetti sono sempre meno e sempre più vecchi. Come meravigliarsi, quindi, se la Procura arranca? Inoltre, come se non bastassero queste difficoltà - conclude il Procuratore capo - abbiamo a che fare con un legislatore che, in materia di custodia cautelare, circonda di lacci e lacciuoli l’ordinanza che la dispone. Il magistrato che deve motivare ha, dunque, a disposizione un’autostrada per disporre i domiciliari o uno stretto e accidentato sentiero di montagna per metterlo in carcere”.

Ovvero come togliere i denti al gatto e poi lamentarsi perché non prende i topi.

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