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Nue 112: “Paghiamo di più, ma per soccorsi più lenti”

A due anni dalla sua nascita, il Numero unico per le emergenze non soddisfa i cittadini: ritardi, errori e difficoltà sono ancora troppo frequenti. E il rischio di conseguenze drammatiche resta alto

Nue 112: “Paghiamo di più, ma per soccorsi più lenti”

Sono passati due anni dal 29 marzo del 2017, quando il Friuli Venezia Giulia, seconda regione in Italia dopo la Lombardia, si dotò del Nue, Numero unico per le emergenze, per farvi convergere tutte le chiamate di emergenza: pronto soccorso sanitario, carabinieri, polizia, vigili del fuoco, protezione civile.

In questi due anni numerose e vigorose sono state le polemiche che si sono sollevate sul servizio: ritardi nei soccorsi, blocchi, chiamate sbagliate, difficoltà a interfacciarsi con gli operatori sono stati i punti più criticati. Gli episodi di malfunzionamento segnalati dai cittadini, con conseguenze anche drammatiche, sono stati numerosi così come le reazioni.

Tra le più recenti, la raccolta firme della sezione isontina del sindacato di polizia Lo scudo che chiede una modifica sostanziale al Nue 112 da inviare al Prefetto di Gorizia. Poche settimane prima era stata la Fials (Federazione italiana autonomie locali e sanità) del Friuli Venezia Giulia a denunciare che, alla centrale operativa di Palmanova, un intervento di soccorso su due viene localizzato in modo non preciso o addirittura sbagliato.

Nel 2018 le chiamate al Nue sono state 615.656, con un tempo medio di risposta che è passato dai 6 secondi del 2017 ai 3,32 dell’anno scorso, mentre il tempo di impegno dell’operatore, dalla risposta fino allo “sgancio”, cioè il passaggio della chiamata al centralino dell’autorità competente per la risoluzione dell’emergenza, si attesta sugli 85 secondi.
“A questo punto, però, il cittadino che ha telefonato al Nue deve ripetere quanto appena detto anche all’operatore del centralino di secondo livello – sottolinea Walter Zalukar, esperto della gestione delle situazioni di emergenza -. È evidente a tutti che i tempi di intervento si allungano, quando non raddoppiano: due telefonate al posto di una sola rubano secondi preziosi a chi si trova in pericolo.
Solo nel 16.2% di tutti gli interventi di soccorso di codice rosso e giallo effettuati in aree urbane della nostra regione si è arrivati in meno di 8 minuti. Ciò significa che nell’83.8% delle emergenze urgenze le autoambulanze sono arrivate in ritardo. Questo è uno delle principali note dolenti del servizio, quando, per esempio ci si trova di fronte a una persona con infarto, oppure in caso di incendio. Con la creazione del Nue i cittadini del Friuli Venezia Giulia hanno iniziato a pagare per aspettare i soccorsi”.

“È assolutamente vero che l’istituzione di una centrale unica risponde alle direttive europee – prosegue l’esperto -, ma l’ottica è quella di uniformare in tutti i Paesi il numero per le emergenze, facilitando i cittadini. Nessuno ha mai dato indicazioni su come deve essere strutturato questo servizio e, soprattutto, nessuno ha mai detto che i numeri di emergenza già in vigore dovessero essere ‘cancellati’. In Francia, ad esempio, funzionano ancora il 15 per l’emergenza sanitaria, il 18 per i Vigili del fuoco e il 17 per la polizia. Così non si capisce bene perché in Italia debba funzionare con la centrale unica di risposta che filtra le chiamate ai vari enti competenti”.

C’è un altro punto critico in cui spesso si imbattono i cittadini. “Quando si compone il 112, l’operatore che risponde non ha una specifica esperienza in tema di gestione dell’emergenza – evidenzia ancora Zalukar -. Non parlo solo di ‘formazione’ come potrebbe essere un corso più o meno specifico e prolungato. Mi riferisco proprio all’esperienza sul campo, che generalmente manca a questi operatori. Invece sarebbe importantissimo che chi risponde alle chiamate di emergenza sappia quali sono le procedure e come si applicano.
Senza contare che anche per quel che riguarda la localizzazione delle chiamate, spesso si commettono errori, che possono diventare fatali”.

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