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Nuovo vertice per la Dm Elektron di Buja

Il timore è che altre linee produttive vengano trasferite in Romania al termine del cosiddetto “piano di lavoro”, in scadenza a primavera

Nuovo vertice per la Dm Elektron di Buja

Preoccupazione anche per le maestranze della Dm Elektron di Buja, 120 persone tra uomini e donne. A poco meno di due mesi dalla spedizione in Romania di parte degli impianti presenti nello stabilimento di schede elettroniche del Friuli collinare, le organizzazioni sindacali hanno chiesto e ottenuto un incontro alla proprietà per fare il punto sulla situazione.

Per Giampaolo Roccasalva della Fiom Cgil c’è la necessità di visionare, se è stato steso, il piano industriale, per capire se c’è o meno la volontà di mantenere la produzione in Friuli. O se, nel medio-lungo termine, la scelta sia quella di trasferire tutte le lavorazioni all’estero.

L’incontro si terrà la prossima settimana. Intanto tutti i dipendenti sono al lavoro. Il clima non è sereno, riferisce Roccasalva: c’è paura che un altro blocco di macchine prenda la strada dei poli produttivi rumeni, uno dei quali di recente inaugurazione.

La proprietà, tramite il cosiddetto piano di lavoro, manterrà comunque l’occupazione al cento per cento fino a primavera.

1 Commenti
renzoslabar

Per capire se c'è ... cosa?
Ecco invece altro di ineludibile e ben più grave.
.
Contraddizioni
di questi tempi

Gentile direttore,
Vorrei i lettori ponessero l’attenzione su cosa è accaduto e su cosa dovrà ancora accadere, per la forza delle cose.
Mi spiego: a Osoppo i locali gruppi industriali, non tutti, hanno utilizzato come testa di … ponte un comitato locale, per spacciare al popolo il ripristino della ferrovia Sacile-Gemona quale turistica.
Ebbene con un vostro articolo pubblicato recentemente, con le dichiarazioni del vice presidente del Cosef, è caduto anche l’ultimo pietoso velo che nascondeva il mercanteggio dei soggetti su questa opera.
A questo punto chiedo: “A quando l’elettrificazione della linea Sacile-Osoppo?”
Procedendo in questo modo si vede la profondità dell’abisso in cui è caduta la politica e le amministrazioni afferenti al territorio dove nel calderone Cosef si fanno opere di servizio autostradale.
Per i cementifici invece il gap dei costi energetici dichiarò la fine di tali stabilimenti in Italia più delle ragioni d’inquinamento, che poteva essere tranquillamente contenuto con opportune opere di captazione.
Per ultimo chiedo: “Quale ipotesi di vita per le acciaierie in Italia?”
Una considerazione frutto della mia esperienza lavorativa, mi fa dire che per un gruppo industriale non sempre investimenti sull’innovazione del prodotto e del processo produttivo sono il segno di buona salute.
Anzi possono essere visti anche come segno di arrancare per aumentare la produttività e per potere galleggiare sul mercato; mercato falsato dalle diverse posizioni di partenza dei loro competitori: al riguardo dei costi energetici e, ora, pure del rottame, con l’incetta dello stesso di gruppi mondiali di grossissime dimensioni.
A esempio di ciò valga citare la chiusura della Manifattura di Gemona che per mezzo di continui investimenti in macchinari sempre più prestanti inanellava valori di produttività sempre maggiori; e nonostante ciò dovette chiudere perché il WTO decise che tali lavorazioni dovevano essere lasciate al terzo mondo dove la manodopera era abbondante e a costi irrisori.
Temo che fra venti anni l’attuale piana industriale di Rivoli Osoppo ritornerà agli asfittici prati verdi di un tempo, al pari delle acciaierie d’una volta della Francia e della Germania, con buona pace degli ambientalari.
Quante stupidaggini sono passate in Italia per non aver voluto assicurare degli approvvigionamenti energetici certi e a prezzi competitivi.
Raccoglieremo i frutti di tali insensatezze politiche, datoriali e sindacali quando un esercito di disoccupati ed il popolo daranno segni di pazzia e con i vescovi che vorrebbero la migrazione essere un diritto; lo stesso monsignor Crepaldi Arcivescovo di Trieste ha detto cosa ben diversa.

Renzo Riva
Buja

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