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Un programma di welfare cooperativo per Udine

Il ruolo degli enti locali è decisivo per questo tipo di progetti: Fontanini batta un colpo

Un programma di welfare cooperativo per Udine

Nelle nostre società liquide, dove le relazioni interpersonali sono frammentate e il lavoro si sminuzza nella precarietà, sono fondamentali i corpi sociali intermedi per governare la complessità e favorire la coesione sociale. Circoli culturali e sportivi (quasi 200 a Udine), associazioni imprenditoriali e sindacali, realtà del terzo settore che si occupano di assistenza sono parte del vasto arcipelago non profit che resta un patrimonio italiano di grande valore. Esaminiamo qui solo una parte del panorama: la salute per gli over 65 anni (il 23% della popolazione) e per i milioni di persone disagiate. Secondo Oasi-Bocconi 2018, le strutture sanitarie pubbliche in Italia coprono ormai solo il 32% del fabbisogno complessivo, al resto devono pensare le famiglie e il non profit. E così resta paradossale che il governo gialloverde - al di là dell’ingloriosa successiva ritirata - per fare cassa avesse inteso penalizzare il non profit con l’aumento Ires. Di fatto l’Italia ‘ufficiale’ investe oggi solo il 9% del Pil nella spesa sanitaria (10% in Gran Bretagna e 11% in Germania) e i tagli si  registrano anzitutto (e non casualmente) nelle strutture ospedaliere pubbliche, che peraltro - grazie alle professionalità e alle tecnologie - restano di alta qualità media.

Occorre dunque in primo luogo potenziare la filiera assistenziale e sanitaria pubblica (pensiamo ai Sert o al pronto soccorso a Udine) razionalizzando il servizio. Parallelamente occorre un programma a lungo termine che coinvolga istituzioni, operatori, non profit e il mondo profit sensibile alla responsabilità sociale, programma che prefigura dunque un welfare cooperativo/multicontributivo, sia pure diretto e controllato dalla sanità pubblica. Del resto questo approccio multicontributivo riguarda molti aspetti sociali, compresa l’evoluzione dell’economia, che deve diventare economia civile, cioè ecosostenibile, diffusa e coesiva.

In questo programma il ruolo delle amministrazioni locali è decisivo sia per l’analisi dinamica dei bisogni, sia per servizi socioassistenziali efficienti. Udine non è solo il perno culturale e storico del Friuli, ma anche il suo centro amministrativo e politico, all’interno di una Regione che si vorrebbe ancora a Statuto speciale. E dunque, cosa intende fare l’amministrazione comunale in carica per favorire questo approccio multicontributivo, ovviamente per quanto di sua competenza e in base alle risorse? Che relazioni ha con il non profit e con lo stesso mondo profit più sensibile? Certo non basta dispensare qualche contributo a pioggia (sempre più magro peraltro), ma occorre definire le priorità e condividere i parametri ad hoc, proseguendo buone pratiche già sperimentate. Giunta Fontanini, cemut?

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