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Al via il Salone del libro di Torino tra le polemiche

All'ultimo esclusa la casa editrice Altaforte, legata a Casa Pound

Al via il Salone del libro di Torino tra le polemiche

E' certamente un'edizione del Salone internazionale del libro, quella che inaugura oggi a Torino, destinata a lasciare il segno. Dopo le polemiche scatenate dalla presenza della casa editrice Altaforte vicina a Casa Pound, è arrivato in tarda serata di mercoledì l'annuncio dell'esclusione della casa editrice dall'evento in programma al Lingotto.

 

La casa editrice Altaforte, legata a Casa Pound ha appena pubblicato il libro-intervista 'Io sono Matteo Salvini'. Il mondo della cultura si è subito ribellato e non sono mancati i forfait di scrittori e case editrici. Il collettivo di autori Wu Ming si è subito dissociato dall'evento con una lunga nota in cui ribadisce: “Noi non abbiamo intenzione di condividere alcuno spazio o cornice coi fascisti. Mai accanto ai fascisti. Per questo non andremo al Salone del Libro”. Come loro anche altri scrittori ed editori hanno ritirato la loro presenza e ora potrebbero tornare sui loro passi, come già annunciato da Zetocalcare


Forfait annunciato e confermato del Ministro degli Interni Matteo Salvini. “Non sono fascista. Sono antifascista, anticomunista, antirazzista, antinazista. Tutto l’anti possibile. Per me la cultura è cultura, da qualsiasi parte venga” ha dichiarato. 


Un piccolo terremoto si è registrato anche in Friuli Venezia Giulia. La polemica è legata al ticket di 100 euro, introdotto per la prima volta dall'assessore alla Cultura Tiziana Gibelli, che ciascuna casa editrice locale ha dovuto versare per partecipare al Salone torinese nella postazione riservata, come ogni anno, alla Regione Fvg.

E sul ticket è scontro in Consiglio regionale. L’esponente del Pd Chiara da Giau critica la scelta dell'assessorato alla Cultura.
“La strada intrapresa dall'assessore Gibelli, - spiega - sta portando allo scollamento con le realtà territoriali e con gli operatori e imprenditori del settore. Vetrine come il Salone di Torino sono occasioni di visibilità importantissime per piccole realtà editoriali come quelle regionali. Meriterebbero attenzioni maggiori per un lavoro di promozione e divulgazione culturale che non deve essere penalizzato e strumentalizzato, ma valorizzato al meglio".

A difendere l’assessore Gibelli è il gruppo consigliare di Forza Italia: “Era una situazione assurda, che andava ribaltata – sottolineano i forzisti -: corretto prevedere una quota simbolica a carico degli editori, che tra l’altro potranno vendere i libri pubblicati. Diciamo basta a investimenti consistenti della Regione, come quello per permettere la partecipazione degli editori allo stand regionale di Torino, senza pretendere nulla in cambio”, conclude il gruppo di Forza Italia.
Insomma, un battesimo di fuoco per la kermesse letteraria torinese.

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