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Attimi sospesi tra detto e non detto

La mostra di Pino Dal Gal intitolata Attimi sospesi: il fiume e altre storie, promossa dal Craf nella Chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento fino al 27 gennaio, è un fiume in piena che trascina il pubblico da una serie all’altra, dalla natura

Il fiume, come l’autore ce lo mostra, è ‘locus amoenus’ di un pittoresco racconto per immagini in cui acqua, alberi, luci e colori ci invitano a sognare. È un fiume che si riposa e risparmia la sua forza brutale, di cui purtroppo la cronaca ha parlato nelle ultima settimane, palesando soltanto bellezza e incanto.
La mostra di Pino Dal Gal intitolata Attimi sospesi: il fiume e altre storie, promossa dal Craf nella Chiesa di San Lorenzo a San Vito al Tagliamento fino al 27 gennaio, è un fiume in piena che trascina il pubblico da una serie all’altra, dalla natura all’uomo.  È un reportage dal filo esile e incerto, dove prevale il non detto. Ma soprattutto dove c’è l’idea che le immagini non debbano cercare un effetto immediato, ma favorire una lettura più lenta.
A prima vista la fotografia del veneto Dal Gal, secondo il critico Luigi Meneghelli, autore del saggio pubblicato nel catalogo a corredo della mostra, “sembra utilizzare l’occhio in maniera tradizionale, come strumento per documentare la realtà”. Il bianco e nero utilizzato appartiene però al sogno: se esiste in natura, è come “artificio, illusione, inganno”, oppure introduce direttamente all’idea del perturbante, cioè a un passaggio attraverso vari strati della vita psichica, con il conseguente senso di spaesamento e una angosciante sensazione di estraneità, trance, follia.

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