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Editoria speleologica in Italia, focus a Taipana

Nel fine settimana l'incontro 'Scrivere il Buio 2.0' per discutere del futuro del settore

Editoria speleologica in Italia, focus a Taipana

Per due giorni il paese pedemontano di Taipana è stato al centro dell’editoria speleologica italiana. Promosso da due riviste online italiane nazionali “Scintilena”, con sede a Narni, e “Sopra e sotto il Carso”, con sede a Gorizia, nel recente fine settimana del 15-16 giugno, infatti, al rifugio speleologico del paese, si è svolto l'incontro “Scrivere il Buio 2.0”. Vi hanno preso parte numerose personalità del panorama editoriale italiano di settore non escluso quello alpinistico. È stata la prima volta in Italia che due riviste online specializzate in speleologia, ma non solo, si sono riunite per organizzare un incontro, su questo tema. Il Friuli Venezia Giulia ha fatto da apripista per un dibattito di estrema attualità visto che con l’avvento di internet le pubblicazioni stampate nel panorama speleologico nazionale si sono fatte estremamente rarefatte.

Assecondando quindi la volontà comune, i maggiori editori italiani di settore si sono ritrovati sabato presso il rifugio speleologico di Taipana a discutere sul da farsi. Obiettivo, a quanto pare, pienamente raggiunto come appare dalle prime risultanze di quanto è emerso dopo una giornata di intenso lavoro a cui hanno partecipato le maggiori testate giornalistiche online e anche tradizionali.

Moderato da Andrea Scatolini, di Narni, redattore di “Scintilena”, ha aperto i lavori un interessante intervento del giornalista e scrittore triestino de “Il Piccolo”, Pietro Spirito”. Ha fatto il punto della situazione editoriale specialistica in Italia e le varie forme di scrittura per poter creare delle aspettative e curiosità nel lettore di un giornale. Pietro Spirito ha anche suggerito quali siano i meccanismi per creare la “notizia”, sottolineando che la speleologia è ancora oggi una delle poche attività umane capaci di suggestionare la fantasia dell’occasionale lettore o di chi pratica questa disciplina.
Estremamente interessante anche la relazione del geologo Enrico Merlak della Società Alpina delle Giulie di Trieste, conosciutissimo speleologo e studioso e redattore responsabile della rivista “Progressione”. Il suo è stato un intervento pieno di suggerimenti e riepilogativo di quanto la speleologia del Friuli Venezia Giulia è presente sui media italiani e l’importanza di avere dei database nazionali per supportare le ricerche scientifiche nel nostro Paese.

Anche la cagliaritana, Silvia Arrica, redattrice della rivista nazionale “Speleologia”, organo ufficiale della Società Speleologica Italiana, è intervenuta sul tema, facendo il punto sulla situazione non proprio rosea della stampa di settore. Numerosi gli interventi che si sono susseguiti nell’arco della giornata di sabato dove Maurizio Tavagnutti ha voluto sottolineare che le riviste online devono porsi l’obiettivo principale di divulgare e far conoscere in modo capillare la speleologia sotto tutte le forme. A tale proposito ha sottolineato che la rivista online “Sopra e sotto il Carso” che fino a poco tempo fa veniva letta da una media giornaliera di circa 600 lettori, proprio recentemente ha avuto alcuni picchi giornalieri di 2800 lettori in tutto il mondo. Una responsabilità, dunque, particolarmente alta per veicolare le notizie e la speleologia quanto più correttamente possibile.

Era presente all’incontro anche Marko Mosetti, storico redattore goriziano di “Alpinismo Goriziano” la rivista edita dalla sezione del CAI di Gorizia, che ha espresso la vicinanza alle problematiche della stampa speleologica e proclamando la volontà di pubblicare anche sulla propria rivista notizie dedicate alle esplorazioni sotterranee o a problematiche inerenti la salvaguardia del Carso.

Ha concluso l’incontro Andrea Scatolini che ha fatto il punto della situazione sottolineando il crescente interesse per le pubblicazioni online a scapito di bollettini e riviste sezionali, avvertendo nel contempo il pericolo che nel prossimo futuro ci possa essere un’estrema difficoltà per la conservazione dei dati e di tutta la documentazione prodotta.

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