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La rivoluzione delle ragazze

Il femminismo 4.0 propone un cambiamento di mentalità nel rapporto tra i sessi e cerca il confronto con le giovani generazioni, come spiegato nel libro della scrittrice e blogger pordenonese Giulia Blasi

La rivoluzione delle ragazze

Solo 12 mesi fa il mondo veniva travolto da un’ondata di coscienza civile come non se ne vedevano da anni. Nasceva dalla denuncia di violenza e molestie nell’ambiente di Hollywood e apriva gli occhi di molte donne, in tutto il mondo, sui sistemi di abusi sessuali sul posto di lavoro.
La reazione a quelle denuncie consisteva nell’invito a tutte le donne a raccontare la propria esperienza di abusi, molestie e violenze, per parlare del problema, condividere le situazioni e affrontarle insieme. Perché il senso del movimento Metoo (che significa letteralmente “anche io”) è proprio quello di non sentirsi sole. Tra le promotrici dell’iniziativa di denuncia che in Italia è raccolta sotto l’hastag “#quellavoltache”, in prima fila c’è la scrittrice e blogger Giulia Blasi, autrice del recente “Manuale per ragazze rivoluzionarie – Perché il femminismo ci rende felici” (Rizzoli) che descrive la società di oggi a partire proprio dalla “guerra dei sessi” in termini di rispetto, opportunità, trattamento. Ma forse, parlare di guerra è fuorviante, perché il sistema su cui si regge il patriarcato è più subdolo e strisciante e vede complici – spesso inconsapevoli – anche molte donne.

“Il pregiudizio di genere non è una cosa che si annuncia con i neon dentro il nostro cervello – spiega Blasi nel suo libro -. Il pregiudizio di genere striscia, è sottile. A parità di competenze, ci segnala un uomo come migliore e più preparato di una donna. Più spesso, ci rende invisibili le donne, proponendoci sempre uomini come prima scelta. Certo non si può dire che nel Novecento non siano stati fatti enormi passi avanti per le donne, basti pensare al diritto di voto o alle grandi battaglie per il divorzio e l’aborto. Ma dagli anni ’80 in poi il femminismo si è come addormentato, mentre il successo nel lavoro (e in politica, nell’arte…) ha continuato a essere per lo più riservato ai maschi e in tv apparivano ballerine svestite e senza voce. Per non dir di peggio: la violenza sulle donne non si è mai fermata e chi denuncia le molestie tuttora corre rischi e prova vergogna. Ecco perché oggi è giunto il momento che le ragazze di ogni età raccolgano il testimone delle loro nonne e bisnonne per proporre un cambiamento epocale”. Ed è proprio questa forma mentis che il “Manuale” cerca di trasformare, cercando il confronto soprattutto coi giovani.

“Non è un libro per iniziate, anche se spero che le femministe già formate ci trovino qualcosa di interessante e produttivo da portare nel dibattito già in corso. È un libro per chi è arrivato al femminismo da poco o ci arriva adesso, e che prova a fare quello che negli Stati Uniti si fa da sempre, ovvero portare il pensiero femminista fuori dai circoli accademici e dalle università in maniera avvicinabile ma non semplicistica. ‘Manuale per ragazze rivoluzionarie’ parla di patriarcato, corpo, parole, sesso. Parla di pratica, di sorellanza, di vicinanza, di inclusione. Dei nostri difetti di pensiero e di come liberarsi, o provare a farlo, per superare insieme questo momento: che non è solo un problema delle donne, ma che non verrà superato mai senza il contributo delle donne e l’inclusione attiva del femminismo nel dibattito politico e sociale”.

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