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Un volume svela la Udine del Novecento

Presentato il libro che racconta la città nel secolo scorso vista attraverso le immagini della famiglia di fotografi udinesi Brisighelli

Un volume svela la Udine del Novecento

È stato presentato a Palazzo D’Aronco il libro “Udine nel Novecento” (edito Gaspari Editore con il patrocio del Comune di Udine). La pubblicazione è stata curata, per quanto riguarda la sezione storica, da Enrico Folisi dell’Università di Udine. Le fotografie sono accompagnate da didascalie in italiano e in inglese. L’iniziativa editoriale ha infatti non solo un valore storico e documentale ma anche promozionale nei confronti dei tanti turisti che stanno scegliendo la nostra città per i loro viaggi.

“La memoria di una città e della sua comunità passa anche attraverso il patrimonio di testimonianze fotografiche che si viene a creare nei decenni, anche se ormai, per quanto riguarda Udine, possiamo parlare di un secolo abbondante, considerando che i primi scatti della città risalgono al 1903”. Queste le parole con cui il sindaco Pietro Fontanini ha sottolineato il valore storico e culturale della pubblicazione. “Fu Attilio Brisighelli - ha proseguito il primo cittadino -, vero e proprio pioniere nell’utilizzo della macchina fotografica, a intuire per primo, proprio in quell’anno, l’altissimo valore documentale e culturale del nuovo mezzo, iniziando una tradizione di famiglia proseguita poi dal figlio Giuseppe e dal nipote Paolo, ancora oggi in attività e custode del vastissimo archivio di famiglia di via Carducci. Un profonda riconoscenza dev’essere quindi riconosciuta a questa famiglia udinese per l’amore dimostrato in oltre un secolo nei confronti di Udine, senza il quale nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile”.

“Sono nato nel 1953 in via Carducci - ha raccontato Paolo Brisighelli -, sopra lo studio fotografico in cui lavoravano mio padre e mio nonno. Ma nonostante abbia passato la mia infanzia tra il desiderio di entrare nella camera oscura, che a noi bambini era severamente vietata, e successivamente in mezzo ai prodotti e alle sostanze per lo sviluppo, decisi che non volevo fare il fotografo. Poi la svolta, quasi per caso, durante il servizio militare, quando un capitano chiese se c’era qualcuno che sapeva sviluppare e stampare. Io ero l’unico e pensai che era un’ottima occasione per trascorrere un servizio militare meno faticoso. Fu in questi mesi che imparai ad amare questo lavoro che oggi ancora svolgo, dopo tanti anni”.

“Paolo Brisighelli - ha sottolineato Enrico Folisi - è l'ultimo di un’importante dinastia di fotografi udinesi che dura da più di un secolo. Per Paolo, quella della fotografia è una dimensione naturale respirata fin dalla nascita, nello studio di via Carducci nel quale, attraverso il lavoro del nonno e del padre, ha imparato a distinguere l’odore dell'iposolfito da quello dell'idrochinone, in un effluvio impalpabile che lo ha accompagnato tutta la vita e che non l'ha mai abbandonato ma aperto a un modo di porsi dinanzi al mondo tra realtà e immaginazione”.

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